La Procura della Repubblica di Cassino ha aperto un’inchiesta sull’incendio che in tre giorni ha devastato lo stabilimento per la lavorazione dei rifiuti Remat a San Giorgio a Liri. Le indagini puntano ad accertare l’origine del rogo, mantenendo aperte tutte le possibili ipotesi investigative, dall’evento colposo a quello doloso. Concluse le operazioni di spegnimento da parte dei Vigili del Fuoco, il personale tecnico procederà ai rilievi all’interno di ciò che resta dello stabilimento.
La Procura ha delegato le attività investigative ai Carabinieri della Compagnia di Pontecorvo con il supporto del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Latina. Parallelamente, è stato disposto il monitoraggio urgente e continuativo della qualità dell’aria, del suolo e delle acque da parte di Arpa Lazio, i cui accertamenti rivestono particolare rilievo anche ai fini probatori. L’Agenzia ha già segnalato la presenza di diossine nell’area interessata. Il procedimento per ora è a carico di ignoti e – spiega il procuratore capo Carlo Fucci – “ad accertare eventuali responsabilità penali, valutando le diverse fattispecie di reato che dovessero emergere dagli accertamenti.
In particolare, si procede in relazione alle ipotesi di incendio ovvero incendio colposo, al fine di verificare se l’evento sia riconducibile a una condotta dolosa oppure a violazioni delle norme di sicurezza. In relazione all’estensione delle fiamme ai terreni agricoli circostanti, saranno inoltre valutati gli eventuali presupposti per l’applicazione della disciplina prevista dall’art. 423-bis c.p. in materia di incendio boschivo. L’attenzione degli investigatori è altresì rivolta ai possibili reati di inquinamento ambientale e disastro ambientale qualora gli accertamenti confermino una compromissione significativa e misurabile delle matrici ambientali interessate. Saranno inoltre svolti approfondimenti in ordine all’eventuale configurabilità del reato di gestione illecita di rifiuti nonché dell’ipotesi di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro”.