I giudici della Corte d’Assise del tribunale del capoluogo pontino, dopo ore in camera di consiglio, hanno condannato Antonello Lovato, datore di lavoro di Satnam Singh, a 16 anni di carcere per omicidio volontario con dolo eventuale, riconoscendo le attenuanti generiche. Per lui i pubblici ministeri Luigia Spinelli e Marina Marra ne avevano chiesti 22, al termine di una requisitoria durata due ore e mezza, durante la quale hanno ripercorso quel drammatico pomeriggio. “Quella di Satnam Singh è la morte di un uomo che si poteva salvare, una vita che non si è spezzata all’improvviso, ma lentamente” le parole della procuratrice aggiunta di Latina. Dopo di lei le arringhe difensive degli avvocati Mario Antinucci e Stefano Perotti, prima che a prendere la parola fosse lo stesso Lovato. “Non accetto una condanna per aver voluto togliere la vita a un uomo – la sua testimonianza -. Sono certo di non aver voluto la sua morte: credo nella giustizia e credo in questa Corte”. Al centro del giudizio, infatti, c’era la valutazione relativa al dolo eventuale nel suo comportamento, alla fine riconosciuta. Ad ascoltarlo, in prima fila, i genitori di Satnam, insieme alla compagna Soni e ad altri braccianti che poi si sono radunati al presidio organizzato dalla Cgil fuori dal tribunale, in attesa della sentenza.
Le reazioni dopo la sentenza
(Luigia Spinelli, Mario Antinucci, Giovanni Lauretti)