Si è chiuso con una condanna a 16 anni di reclusione il processo di primo grado a carico di Antonello Lovato per la morte di Satnam Singh, il bracciante indiano di 31 anni deceduto nel giugno del 2024. Riconosciute a Lovato le attenuanti generiche. La sentenza è stata pronunciata dalla Corte d’Assise del Tribunale di Latina, presieduta dal giudice Mario La Rosa (a latere il giudice Francesca Ribotta) insieme alla giuria popolare, dopo cinque ore di camera di consiglio. Le motivazioni della decisione saranno depositate entro i prossimi 90 giorni.
Riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale
Nel corso della requisitoria la pubblica accusa aveva chiesto la condanna a 22 anni. I difensori di Lovato, assistito dagli avvocati Mario Antinucci e Stefano Perotti avevano chiesto la riqualificazione da omicidio volontario con il dolo eventuale a omicidio colposo. Riconosciuto l’omicidio volontario con il dolo eventuale. Lovato dovrà risarcire con 120.000 euro la compagna della vittima. La donna era presente alla lettura della sentenza assieme agli altri familiari, i sindaci di Latina (Matilde Celentano) e di Cisterna (Valentino Mantini), oltre ai rappresentanti sindacali della Cgil e della Flai Cgil. In mattinata, l’udienza si era aperta con le dichiarazioni spontanee dell’imputato, che si era difeso dicendo: «Per me è stato il buio. Non volevo uccidere nessuno».
La tragica vicenda
I fatti risalgono al pomeriggio del 17 giugno 2024, tra le 16:00 e le 16:10, all’interno dell’azienda agricola della famiglia Lovato. Satnam Singh, che lavorava nei campi in Italia senza regolare contratto e privo di permesso di soggiorno, era rimasto gravemente ferito dalla lama di un macchinario teloavvolgiplastica, subendo l’amputazione del braccio destro. Invece di allertare immediatamente i soccorsi sanitari, Antonello Lovato caricò il bracciante ferito su un furgone per poi abbandonarlo davanti alla sua abitazione in via Genova, a Borgo Bainsizza. Accanto all’uomo, Lovato lasciò il braccio reciso all’interno di una cassetta di plastica, per poi fuggire. Come emerso chiaramente durante il dibattimento processuale, a dare l’allarme per i soccorsi furono i vicini di casa della vittima.
Il video della sentenza