proseguono le indagini

Sorelle ritrovate, gli avvocati degli indagati: “Contesto simile alla famiglia del bosco. non faremo ricorso al Riesame”

"Valentina D'Acunto è una signora che è finita in un carnaio e ha reagito male"

Sorelle ritrovate, gli avvocati degli indagati: “Contesto simile alla famiglia del bosco. non faremo ricorso al Riesame”

Non presenteranno richiesta di riesame gli avvocati della madre, del suo compagno e del nonno delle due sorelle ritrovate a Formia, nascoste nell’abitazione di una lontana parente della donna dopo due settimane dal loro allontanamento dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. Dopo gli interrogatori di garanzia e la convalida dell’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso delle due minorenni, ai tre indagati sono stati imposti l’obbligo di dimora nella provincia di Latina e l’obbligo di firma due volte al giorno presso i carabinieri.

“Nessuna volontà di chiedere il riesame”, afferma all’ANSA Enrico Mastantuono, avvocato di Valentina D’Acunto, madre delle due ragazze. “Manteniamo fede a quelle che sono state le intese d’udienza. Dopo l’esito finale faremo le nostre valutazioni”, dice, spiegando che la decisione è stata presa d’intesa con il collega Luca Cupolino, difensore del compagno della donna, Vincenzo Esposito, e del nonno delle sorelle, Marco D’Acunto. “Difendo narcotrafficanti, spacciatori, figuriamoci se ho paura di difendere una mamma. La vicenda può lasciare dolore, ma non sta a noi giudicare”. Dalla scarcerazione, dopo l’udienza di convalida, il legale riferisce di non aver più visto né sentito la sua assistita. “Valentina non ha più nulla da dire, non mi comunica nulla. E non abbiamo ancora affrontato il discorso dell’imbarazzo che c’è stato”, spiega, riferendosi a quando, poche ore prima del blitz dei carabinieri che ha portato al ritrovamento delle figlie, la donna gli aveva chiesto di farsi portavoce del suo stato d’animo e del timore che le ragazze fossero morte: affermazioni rese prima del ritrovamento delle minori e poi smentite dagli sviluppi dell’inchiesta. “All’epoca mi sono fatto portavoce del suo malessere. Lo rifarei se mi autorizzasse di nuovo, ma ora non ha nulla da dire”.

“Valentina D’Acunto è una signora che è finita in un carnaio e ha reagito male. Ha tenuto una condotta sbagliata, lo ha riconosciuto e non c’è giustificazione per quanto accaduto. Ma io dico che non si può ignorare, da un punto di vista umano e morale, il contesto in cui si è trovata, che non è diverso da quello che si vede nella ‘famiglia del bosco’: un contesto di diritto civile italiano che, non so quanto oggi sia finalizzato a tutelare i minori, perché a volte sembra rispondere a logiche di natura diverse”. Lo afferma all’ANSA l’avvocato Luca Cupolino, difensore di Marco D’Acunto, nonno materno delle due sorelle ritrovate, e di Vincenzo Esposito, compagno della madre Valentina D’Acunto, assistita dall’avvocato Enrico Mastantuono.

“Non stiamo parlando di criminali di professione che sequestrano bambini, ma di una madre che aveva già subito una serie di provvedimenti ablatori da parte del tribunale civile di Cassino, tra cui il trasferimento delle figlie in comunità, avvenuto in modo forzato, coatto. Tre anni fa sono intervenuti a scuola e hanno portato via le ragazze. È in questo contesto che questa donna si è mossa”, specifica. “Nessuno sta giustificando la loro condotta. Però, a mio avviso, da un punto di vista umano e morale va considerato anche il contesto in cui è maturata questa vicenda. Il contesto spiega, non giustifica”, aggiunge il legale. Secondo Cupolino, i tre indagati “hanno già compreso, nel corso dell’interrogatorio, la gravità della situazione. Si sono assunti la responsabilità di quanto accaduto, si sono mortificati e hanno chiesto scusa”.