RESPINTO IL RICORSO CONTRO IL RIESAME

L’inchiesta Porta Napoletana, la Cassazione conferma: “Accordo politico-mafioso per il procacciamento di consensi elettorali” tra Marano e De Gregorio

"E' dimostrato il diretto coinvolgimento di Marano nella raccolta di voti in favore del candidato (l’ex consigliere comunale di Terracina, Gavino De Gregorio) in cambio di una concreta contropartita politico-amministrativa"

L’inchiesta Porta Napoletana, la Cassazione conferma: “Accordo politico-mafioso per il procacciamento di consensi elettorali” tra Marano e De Gregorio

Sono state pubblicate le motivazioni della Corte di Cassazione che ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Eduardo Marano, difeso dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, respingendo il ricorso contro l’ordinanza del Riesame che ha a gennaio aveva lasciato in carcere l’indagato. Secondo la Cassazione il provvedimento del Riesame “ha ricostruito l’esistenza storica e l’attuale operatività del clan Licciardi, appartenente all’Alleanza di Secondigliano; il ruolo del ricorrente quale referente del gruppo criminale sul territorio di Terracina, anche dopo precedenti assoluzioni relative a fatti temporalmente risalenti; la consapevolezza diffusa, nel contesto sociale ed economico locale, del legame fra il ricorrente e la famiglia camorristica, in quanto elemento centrale della sua capacità intimidatoria. E’ dimostrato il diretto coinvolgimento del ricorrente nella raccolta di voti in favore del candidato (l’ex consigliere comunale di Terracina, Gavino De Gregorio) in cambio di una concreta contropartita politico-amministrativa, in parte già realizzata attraverso reiterati interventi del consigliere comunale a favore di imprenditori e interessi riconducibili al Marano”.

“È stata ricavata la prova dell’impegno speso dal De Gregorio per facilitare gli interessi del Marano e di altri soggetti a lui vicino, come Sisto Maggi. Particolarmente rilevante è stato, altresì, ritenuto il riscontro fornito anche da alcuni testi che hanno confermato le abusive pressioni operate da De Gregorio al fine di influire sulle decisioni dell’amministrazione comunale in senso favorevole a persone vicine al ricorrente (come Ernesto Cicci o Scevola Domenico). Infine, nella medesima direzione sono stati richiamati gli esiti della perquisizione eseguita nei confronti del De Gregorio che ha consentito di reperire scritti e annotazioni personali del medesimo, concernenti proprio l’entità del contributo elettorale ottenuto dal ricorrente oltre che dal figlio”.

La Cassazione conferma quanto scritto dal Tribunale del Riesame, ovvero “la prova dell’esistenza di un accordo politico-mafioso per il procacciamento di consensi elettorali è desumibile in via indiziaria, mediante la valorizzazione di indici fattuali sintomatici della natura dell’accordo ricollegati anche all’utilità del loro apporto per il reclutamento elettorale nella zona d’influenza”.