Dati da incubo e catene di montaggio che si fermano di nuovo: lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano e l’intero comparto industriale del Cassinate precipitano in un punto di non ritorno. A partire dal 27 luglio scatta un nuovo blocco delle linee produttive (fino al 31 luglio per il montaggio, esteso al 2 agosto per presse e CDS), un vero e proprio anticipo di ferie forzate che rischia di protrarsi, come lo scorso anno, fino a settembre inoltrato.
I numeri certificano una vera paralisi: appena 7.000 vetture prodotte al 22 luglio (tra Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale), frutto di appena 45 giorni lavorativi dall’inizio del 2026.
L’allarme Uilm: «La filiera è allo stremo»
La situazione più drammatica non riguarda più soltanto la “nave ammiraglia” Stellantis, ma si è rovesciata a cascata su tutto il tessuto economico del territorio. A lanciare l’allarme è il segretario generale della Uilm Frosinone, Gennaro D’Avino:
«Aziende come Tiberina, Lear, Denso e Ma Srl sono ormai allo stremo, schiacciate dalla drastica riduzione dei volumi. Ma la situazione è ancora più grave nell’indotto dei servizi, dove molte imprese non hanno più le condizioni minime per operare. Emblematica la Teknoprogetti, che senza commesse ha avviato la cassa per cessazione di attività per 20 lavoratori.»
Il management di Stellantis, guidato dall’amministratore delegato Antonio Filosa, ha promesso risposte sul futuro del sito di Cassino entro la fine dell’anno, ma per la Uilm il tempo è scaduto: «La domanda che poniamo è una sola: chi arriverà vivo a quella data?»
Le richieste: nuovi modelli e una revisione delle norme UE
Per evitare la irreversibile desertificazione industriale del Basso Lazio, un’area storicamente legata a doppio filo alla monocoltura dell’auto, la Uilm Frosinone chiede interventi immediati su tre fronti:
Assegnazione immediata di nuovi modelli e garanzia di investimenti concreti per rilanciare i volumi dello stabilimento di Cassino.
Revisione della transizione ecologica europea: la battaglia politica deve spostarsi anche a Bruxelles. Secondo la Uilm, le attuali politiche di transizione sul settore automotive rischiano di distruggere l’industria continentale senza reali benefici ambientalisti.
Accelerazione dei processi decisionali prima che i danni per i lavoratori e per le aziende del territorio diventino del tutto irreparabili.