La crisi della maggioranza di Riccardo Mastrangeli esplode in Consiglio. La seduta si apre grazie ai voti delle opposizioni e dei consiglieri “dissidenti”, che conquistano il controllo dell’aula e approvano quattro delibere, lasciando il sindaco politicamente isolato. L’assenza dei consiglieri di Fratelli d’Italia, del Polo Civico e del presidente dell’aula certifica la fine della maggioranza. In aula restano solo nove esponenti della coalizione di governo, contro undici tra opposizioni e dissidenti. Numeri insufficienti, che consentono alle minoranze di dettare tempi e contenuti del Consiglio.
Quando si passa alle variazioni di bilancio, tutti abbandonano l’aula e la seduta viene sciolta. È allora che Mastrangeli reagisce annunciando la revoca delle deleghe ai servizi sociali e alla cultura agli assessori di FdI Alessia Turriziani e Simona Geralico. Una decisione definita “scomposta”, arrivata dopo una serie di errori tattici e politici. La frattura con Fratelli d’Italia si allarga e rende evidente che senza quel partito, il Polo Civico e altri alleati chiave non esiste alcuna maggioranza possibile.