“Le dichiarazioni del Ministro Adolfo Urso, che ha ipotizzato la possibilità che in futuro lo stabilimento di Piedimonte San Germano possa diventare il fulcro di un’operazione con un colosso automobilistico cinese, rendono ancora più importante la nuova convocazione, da parte della della Regione Lazio, del tavolo sulla crisi del settore prevista per martedi 21 aprile” Lo dichiarano in una nota Natale Di Cola, Segretario Generale della Cgil di Roma e Lazio, Enrico Coppotelli, Segretario Generale della Cisl Lazio ed Emanuele Ronzoni, Segretario Generale della Uil di Roma e Lazio.
“Il tavolo, già aperto dopo lo sciopero dello scorso marzo, deve produrre risultati concreti. – proseguono i tre sindacalisti – Rimaniamo convinti della necessità che tutti i soggetti istituzionali intensifichino la propria azione per salvaguardare il sistema automotive della nostra regione, garantendo così un futuro allo stabilimento e all’intero territorio.”
“Ribadiamo come sia fondamentale che la Regione Lazio metta in campo azioni concrete nei confronti di Stellantis e del Governo. – precisano i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil – È indispensabile intervenire prima del 21 maggio, data in cui verrà annunciato il nuovo piano industriale della multinazionale, affinché questo preveda l’introduzione di nuovi modelli di segmenti di massa e non soltanto l’ibridizzazione di quelli esistenti. Solo così si potranno garantire certezze occupazionali e salariali ed evitare un ulteriore aggravarsi della crisi, già evidente con una produzione ridotta al minimo e una situazione drammatica per gli appalti e l’intero indotto.”
“Alla luce delle parole del Ministro, è inoltre necessario che la Regione si attivi con il Governo per chiarire se ci troviamo di fronte all’ennesimo annuncio oppure se esiste un reale progetto industriale alternativo, sul quale è imprescindibile il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali.
Le lavoratrici e i lavoratori del settore, che si sono mobilitati per salvare e rilanciare le produzioni, meritano risposte concrete anche per fermare i licenziamenti in corso e affrontare la grave crisi salariale che da anni stanno subendo a causa del massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali.
Una condizione che non riguarda soltanto i dipendenti diretti, ma che sta compromettendo profondamente anche l’intero sistema dell’indotto locale.” concludono.