Nel Lazio si torna a parlare di cassa integrazione. Nei primi tre mesi del 2026 sono state autorizzate oltre 4 milioni di ore, secondo un’analisi della Cgil sui dati Inps.
A preoccupare è soprattutto il settore manifatturiero, che registra un aumento del 17,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, dopo due anni di calo. Un segnale, secondo il sindacato, di una difficoltà ormai strutturale del tessuto produttivo regionale. Il comparto da solo rappresenta quasi il 63% delle ore complessive autorizzate.
In crescita anche le costruzioni, con oltre 450mila ore e un aumento dell’8,5% su base annua. Un dato che evidenzia le prime criticità dopo la fase espansiva legata al Superbonus e ai cantieri del PNRR.
Se si guarda poi all’ultimo trimestre del 2025, il quadro appare ancora più critico: al netto delle telecomunicazioni, si registra un aumento del 40% delle ore di cassa integrazione. Incrementi significativi anche nella logistica, nell’alloggio e nella ristorazione.
Per la Cgil si tratta di numeri che confermano una sofferenza diffusa del sistema produttivo e occupazionale nel territorio. Il sindacato richiama inoltre alcune vertenze aperte, come quelle di Cassino legate alla crisi di Stellantis e quella di Civitavecchia sulla centrale energetica, che rischiano di aggravare ulteriormente la situazione.
Da qui la richiesta alla Regione Lazio di interventi concreti per rafforzare le tutele del reddito e definire politiche di sviluppo in grado di affrontare le crisi in atto e rilanciare l’occupazione.