Il 2025 si chiude sotto il segno della crisi per Stellantis e l’industria automobilistica del Cassinate. Lo stabilimento di Cassino ha affrontato numerosi fermi produttivi, con ferie forzate fino al 31 dicembre e un nuovo stop annunciato dal 2 al 16 gennaio per lastratura, verniciatura e montaggio. I sindacati parlano di “anno nero” e denunciano gli effetti drammatici sul territorio e sulle famiglie dei lavoratori.
Gennaro D’Avino, segretario provinciale Uilm, sottolinea come le scelte industriali abbiano portato a perdite di posti di lavoro e tensioni crescenti, invitando a mobilitazione e azioni concrete per invertire la spirale negativa. Andrea Di Traglia della Fiom-Cgil evidenzia il nodo del modello produttivo: la mancanza di vetture mass market limita i volumi e accentua la perdita di quote di mercato, nonostante gli aggiornamenti di modelli elettrici come la Grecale Folgore.
Mirko Marsella della Fim-Cisl punta l’attenzione sui numeri: oltre 100 giornate di ammortizzatori sociali, volumi produttivi sotto le 15.000 unità e 2.200 operai rimasti. Una crisi strutturale che provoca esodi di giovani e mette a rischio l’intero indotto locale.
I sindacati chiedono a Stellantis un piano industriale chiaro, nuovi modelli e scelte coraggiose: senza azioni concrete, il 2026 rischia di ripetere il dramma dell’anno appena concluso. La mobilitazione dei lavoratori resta l’unico strumento per garantire occupazione, dignità e prospettive future.