LO STUDIO

Irpef e lavoratori autonomi, l’analisi della CGIA

Le partite Iva versano circa il 98 per cento in più rispetto ai dipendenti e addirittura il 108 per cento in più rispetto ai pensionati

Irpef e lavoratori autonomi, l’analisi della CGIA

L’idea che “i dipendenti e i pensionati paghino per tutti” continua a circolare con sorprendente disinvoltura, nonostante sia smentita dai numeri. È una narrazione semplice, ma fuorviante. I dati delle dichiarazioni dei redditi restituiscono, infatti, una realtà profondamente diversa: in media, imprenditori e lavoratori autonomi versano praticamente il doppio dell’Irpef rispetto a chi percepisce redditi da lavoro dipendente o da pensione. Ignorarlo significa alimentare un dibattito pubblico fondato più su slogan smaccatamente di parte che su evidenze statistiche.

Tutto ciò emerge da uno studio della Cgia che snocciola dati eloquenti. Dalle dichiarazioni dei redditi del 2024, l’Irpef media pagata dagli imprenditori e dai lavoratori autonomi si è attestata a 8.331 euro. I lavoratori dipendenti si sono fermati a 4.215 euro, mentre i pensionati a 4.006. In termini percentuali, significa che le partite Iva versano circa il 98 per cento in più rispetto ai dipendenti e addirittura il 108 per cento in più rispetto ai pensionati.

Divari rilevanti, difficilmente ignorabili o ridimensionabili, che trovano spiegazione nel fatto che i redditi medi dichiarati dagli autonomi risultano essere nettamente più elevati delle altre due categorie di contribuenti.   La lotta all’evasione e alla sotto-dichiarazione resta una priorità imprescindibile, anche tra gli autonomi ma questo non può diventare un alibi per oscurare un dato altrettanto evidente.

Mediamente, le partite Iva figurano oggi tra i contribuenti più esposti al prelievo fiscale. Per molti autonomi e altrettanti piccoli imprenditori, il fisco assomiglia sempre più a un flusso continuo di prelievi, che finisce per trasformarli, nei fatti, nei principali finanziatori del sistema.