LE INDAGINI

Bomba nella notte davanti alla casa del pentito Ivan Rapone

Nessun ferito, ma gli investigatori parlano di un chiaro messaggio intimidatorio. Sul posto carabinieri, vigili del fuoco e 118.

Bomba nella notte davanti alla casa del pentito Ivan Rapone

Torna la paura a Latina. Un potente ordigno è esploso intorno alle 00.10 davanti all’abitazione del quartiere Gionchetto dove fino a poco tempo fa viveva Ivan Rapone, 48 anni, da poco entrato nel programma di protezione dopo aver scelto di collaborare con la giustizia. Nella casa abitano ancora l’ex compagna e i figli.

L’esplosione, avvertita in diversi quartieri della città, non ha provocato feriti ma viene considerata dagli investigatori un chiaro messaggio intimidatorio rivolto al neo collaboratore di giustizia, attualmente impegnato nel periodo previsto dalla legge per rendere le proprie dichiarazioni agli inquirenti.

Indagano i carabinieri

La deflagrazione ha divelto parte del cancello dell’abitazione e danneggiato un’auto parcheggiata nelle vicinanze, mandando in frantumi il parabrezza. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Latina, i vigili del fuoco e il personale del 118.

I militari dell’Arma hanno immediatamente avviato i rilievi per accertare il tipo di ordigno utilizzato e raccogliere ogni elemento utile alle indagini. Sono stati ascoltati alcuni residenti e sono al vaglio le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, che potrebbero fornire indicazioni sugli autori dell’attentato.

L’episodio interrompe un periodo di relativa calma e riporta alta l’attenzione sul fenomeno degli attentati dinamitardi nel capoluogo pontino, da tempo utilizzati dalla criminalità organizzata come strumento di intimidazione e regolamento dei conti.

Chi è Rapone

Ivan Rapone è una figura già nota alle cronache giudiziarie. Per anni ha gestito il locale “La Lucciola” sul lungomare di Latina, sequestrato nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma su un’ipotesi di intestazione fittizia di beni. Secondo gli inquirenti, Rapone avrebbe avuto un ruolo nei traffici di stupefacenti e rapporti con il clan Travali.

Dopo il sequestro del locale aveva tentato di rilanciare un’altra attività, “Le Streghe”, nella zona pub della città, esperienza durata pochi mesi. Da alcune settimane ha però deciso di collaborare con la magistratura, una scelta che potrebbe aver cambiato gli equilibri criminali e che gli investigatori ritengono possa essere all’origine del grave gesto intimidatorio compiuto nella notte.