E’ un Frosinone che vola, segna e gioca bene ma rompe anche gli schemi del calcio italiano. Quanti sostengono che la Serie A è un altro sport e una neopromossa non può affrontarla con i giocatori della B, sono stati smentiti finora dal tecnico Max Alvini. Il Frosinone infatti sin dall’inizio del campionato ha giocato con 9/11 (gli “intrusi” Masini e Schmid) della scorsa stagione nonostante un mercato con investimenti importanti (spesi oltre 32 milioni di euro). Tra l’altro 7/11 sono italiani. Una scelta ben precisa di Alvini che si è costruito in poco più di un anno una sorta di “guardia pretoriana”, disposta a tutto per il proprio allenatore. Lo spiega Ghedjemis: “E’ un grande tecnico, vuole il bene dei calciatori. Può far crescere tutti, dà veramente l’anima per vincere per partite. Dà amore a tutti, mi piace molto questa cosa”.
Emblematica la storia di Raimondo, autore di una tripletta, capocannoniere del campionato con 7 reti, attaccante dei record e dell’Under 21. Sbarcato a Frosinone un anno fa in prestito dal Bologna dopo una stagione disastrosa tra Venezia e Salernitana, è stato ricostruito da Alvini e schierato sempre titolare malgrado la concorrenza qualificata di attaccanti come Birligea e Bobcek. “Devo la maggior parte del mio percorso al mister, sono arrivato dopo un’annata dove ho fatto schifo e l’anno scorso siamo stati promossi (ha segnato 11 reti ndr) – ha rivelato il bomber – Grazie ad Alvini sto facendo progressi notevoli: deve ringraziarlo e basta”.
Alvini resta con i piedi per terra e fa un bagno di umiltà: se la squadra della Serie B vince e convince anche in A non ci sono segreti particolari. “Il Frosinone è ha un’idea di calcio e un’identità: gioca sempre secondo un determinato percorso – ha spiegato l’allenatore – Senza fare voli pindarici e senza fare drammi se perdiamo una partita. Non ci sono segreti ma tanto lavoro dietro i nostri risultati”