Morto per una endocardite infettiva, risarcimento alla famiglia
Dopo undici anni,il Tribunale di Roma ha condannato entrambe le ASL, pontina e romana

Si poteva salvare se i medici fossero intervenuti sulla endocardite infettiva che ad un 35 enne non è stata diagnosticata né durante i nove giorni di ricovero al Fiorini di Terracina, né al San Camillo dove l'uomo è stato successivamente trasferito ed è deceduto. I fatti risalgono al 2016, e dopo nove anni il Tribunale di Roma ha condannato l'ASL pontina e l'azienda ospedaliera San Camillo Forlanini ad un primo risarcimento alla famiglia. Ma il processo potrebbe andare avanti con l'appello, su ricorso degli avvocati Renato Mattarelli e Roberta Magnani, per un indennizzo maggiore.
La sentenza
Due perizie diverse, ma confluenti sull'ineluttabilità della morte, malgrado la diagnosi tardiva. Invece nella sentenza del Tribunale di Roma (n. 5007 del 2 aprile 2025), come riporta la nota dello studio legale: "Il giudice Giorgio Egidi, afferma chiaramente che non convincono le conclusioni dei periti secondo cui, anche se è vero che vi è stato un ritardo e il trattamento della diagnosi dell'endocardite letale, il giovane sarebbe comunque morto. Diversamente la sentenza ha chiarito che al 35enne sono state sottratte chances di sopravvivenza che prescindono dalla certezza o alta probabilità di restare in vita: se c'era il 30% di probabilità di sopravvivenza queste andavano tentate".