Un dramma che continua a scuotere l’opinione pubblica e che ha lasciato segni difficilmente cancellabili soprattutto negli adolescenti che sono stati più volte ascoltati dalle forze dell’ordine e dai diversi addetti ai lavori in questi cinque mesi. Il riferimento è alla perdita del giovanissimo Paolo Mendico trovato privo di vita nella sua stanzetta l’11 settembre dello scorso anno. Una tragedia che ha lasciato tutti sconvolti e che ha avuto conseguenze inimmaginabili. Colpita massicciamente la comunità scolastica dell’Istituto Pacinotti di Fondi e SS. Cosma e Damiano, ragazzi e professori feriti dalla tragica scomparsa di Paolo, la relazione finale redatta dagli ispettori inviati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito pone nuovi, drammatici interrogativi.
La comunità scolastica, in primis la dirigente, la professoressa Gina Antonetti, ha da sempre voluto mantenere un atteggiamento di rigoroso silenzio e rispetto. A seguito della morte di Paolo sono state avviate ben tre diverse indagini, l’ispezione ministeriale, di cui si leggono in queste ore i risultati, quelle della procura di Cassino e del Tribunale dei minori di Roma, entrambe tutt’ora in corso. Una storia che ha avvelenato numerose famiglie anche con scritte e minacce sui social. Sulle deduzioni presenti nella relazione degli ispettori, la dirigente e i professori coinvolti non se la sentono ancora di esprimere un parere, con loro anche la psicologa che ha tenuto numerosi incontri con i ragazzi. In questa triste storia ognuno ha raccontato la propria verità, già dal giorno del funerale di Paolo, quando qualcuno ha puntato il dito sul fatto che la scuola non era presente alle esequie, niente di più falso, possono testimoniare le interviste fatte dalla nostra testata a professori e dirigenti di tutte le scuole frequentate da Paolo così come le immagini testimoniano la presenza in chiesa di numerosi studenti.
Insomma, una narrazione dei fatti sicuramente deformante, ora, forse, sarebbe opportuno incominciare a tutelare gli studenti e quelle persone duramente colpite dalla vicenda. I compagni di classe di Paolo e le rispettive famiglie hanno subito un trauma fortissimo, sarebbe bene fornire aiuto e supporto a loro, affinchè questo dramma non causi conseguenze più gravi.
In merito alle irrisorie sanzioni comminate a dirigente e professori, si può affermare che fanno intendere che, con le presunte responsabilità della scuola e i presunti atti di bullismo, poco c’entrano. Insomma c’è voglia di tornare a vivere una vita normale, in attesa della chiusura delle indagini da parte della Procura di Cassino, non escludendo che nei prossimi giorni ci potrebbe essere un ricorso alle vie legali da parte di coloro che sono stati lesi nel corso di questi cinque mesi.