Gli investigatori della squadra mobile di Latina stanno setacciando la vita del pittore edile romeno di 45 anni a cui è stata distrutta la macchina da una bomba carta all’alba del 27 dicembre. Si cerca un movente, una pista che possa collegare l’attentato alle frequentazioni dell’uomo, che ha dichiarato di non aver mai ricevuto minacce. E’ stato ascoltato anche un residente, che ha raccontato di aver visto un’auto fuggire in retromarcia a tutta velocità subito dopo l’esplosione.
Un gesto ben studiato da qualcuno che ha avuto la freddezza di rompere il finestrino della Renault Scenic, buttare l’ordigno all’interno e accertarsi che esplodesse.
Un boato udito in tutta la città, che ha gettato nel terrore il quartiere, al centro di frequenti controlli per episodi di spaccio e criminalità, ma non inserito nelle zone rosse indicate dalla prefettura dopo le recenti esplosioni.
Un messaggio chiaro da parte di qualcuno che forse vuole far capire che i confini della malavita latinense non si fermano alle zone rosse?
Aumenta la paura dei cittadini, che non si sentono al sicuro. In quattro mesi sono esplosi sei ordigni:
il 7 settembre, in via Guido Rossa alle cosiddette Case Arlecchino. Il giorno dopo in via della Darsena. Cinque giorni dopo un’altra bomba sempre alle Case Arlecchino, il 18 settembre in viale Nervi, il 22 novembre in viale Kennedy, tutte zone popolari, ora un altro attentato al quartiere Nicolosi. Senza dimenticare che il 5 maggio di quest’anno è stato posizionato un ordigno davanti ad un’officina in Corso Matteotti, in pieno centro. In quel caso non c’è stata esplosione.