“Serena Mollicone è morta per una asfissia meccanica facilitata da un trauma cranico”. E’ quanto ha ribadito, nell’ambito del processo di appello bis per l’omicidio di Arce, l’antropologa forense Cristina Cattaneo che ha illustrato le conclusioni della consulenza medico legale che si rifà sostanzialmente alla superperizia svolta nel 2018. Le cause del decesso di Mollicone, trovata morta il primo giugno del 2001, sono state accertate per “i segni sul cuore e per il fatto che è stata trovata con un sacco in testa e il nastro adesivo che copriva le vie aeree”.
In base a quanto affermato dalla consulente della Procura generale la ragazza prima di morire ha avuto “una colluttazione” e ciò si evince dalle lesioni trovate in alcune zone del corpo oltre alla testa. Il cranio ha impattato contro una superficie “ampia e piana”. In base all’impianto accusatorio si tratterebbe di una porta interna alla caserma dei carabinieri di Arce. Un impatto “di una certa importanza, si potrebbe dire moderato, che ha creato sanguinamento e rime di frattura ma non ha sfondato il cranio”. E ancora: “non potremo mai dire quanto grave è stato questo trauma e quindi se Serena sarebbe sopravvissuta e nemmeno quanto tempo è rimasta in vita dopo il trauma”, ha spiegato la consulente.