A diciotto anni di distanza da quel tragico aprile 2008, il corpo di Santino Tuzi potrebbe tornare a parlare. La famiglia del brigadiere che infranse l’omertà sul delitto di Serena Mollicone ha deciso di presentare istanza formale per la riesumazione della salma. Non è solo un atto di fede familiare, ma una strategia legale basata su una nuova perizia balistica. Secondo il perito Fabio Sangermano, la posizione dell’arma e la traiettoria del proiettile non sarebbero compatibili con un suicidio. Per i legali della figlia Maria, gli elementi tecnici oggi gridano “esecuzione”: Tuzi sarebbe stato ucciso perché sapeva troppo.
Il brigadiere fu l’unico a dichiarare di aver visto Serena entrare nella caserma di Arce il giorno della sua scomparsa. La richiesta punta a sfruttare le tecnologie forensi del 2026 per cercare residui balistici o segni di lotta sfuggiti all’epoca. Se la Procura dovesse accogliere l’istanza, il caso potrebbe riaprirsi come omicidio volontario. Un ultimo, disperato tentativo per dare giustizia a un uomo rimasto per troppo tempo all’ombra di un sospetto silenzio.