Un’apertura al confronto, ma senza rinunciare alla mobilitazione. È questa la posizione assunta dai sindaci del comprensorio sanitario di Ceccano, che tendono la mano alla Regione Lazio chiedendo però risposte rapide e concrete.
I primi cittadini sono pronti a sospendere temporaneamente il presidio permanente davanti alla Casa della Salute, ma solo se la Regione aprirà un confronto istituzionale accompagnato da provvedimenti ufficiali per il ripristino e il potenziamento dei servizi sanitari. In assenza di risposte, invece, il territorio è già pronto a tornare in piazza con una grande manifestazione prevista per il mese di settembre.
È questa la posizione emersa dalla riunione convocata dal sindaco di Ceccano, Andrea Querqui, a Palazzo Comunale, alla quale hanno partecipato anche i sindaci Adriano Lampazzi di Giuliano di Roma, Gino Molinari di Morolo, Paolo Petrilli di Villa Santo Stefano e il presidente del Consiglio comunale di Patrica, Franco Gobbo.
La mobilitazione nasce dalla chiusura del Presidio Ambulatoriale Territoriale e dal progressivo ridimensionamento di altri servizi sanitari che interessano un bacino di oltre 50 mila cittadini. Per questo, dal 15 luglio, il Comune di Ceccano ha attivato un presidio permanente davanti alla Casa della Salute con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulla vertenza.
Nel frattempo si sono svolti incontri interlocutori con la presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio, Alessia Savo, con il direttore generale della Asl di Frosinone, Arturo Cavaliere, e con il consigliere regionale Daniele Maura. Colloqui che, secondo gli amministratori, hanno fatto registrare segnali di apertura e la disponibilità ad avviare un percorso istituzionale condiviso.
«Abbiamo il dovere di difendere il diritto alla salute delle nostre comunità – dichiara Andrea Querqui a nome degli amministratori aderenti – e continueremo a farlo con determinazione, ma anche con senso di responsabilità. Abbiamo registrato un’apertura dopo il presidio e intendiamo favorire un confronto serio e concreto con la Regione Lazio, senza scadere nella politicizzazione della questione.
Gli amministratori ribadiscono però che la disponibilità al dialogo non rappresenta un passo indietro. Se nelle prossime settimane non arriveranno risposte concrete e provvedimenti ufficiali, il comprensorio tornerà a mobilitarsi con una manifestazione pubblica nel mese di settembre, coinvolgendo cittadini, associazioni e istituzioni per rivendicare il diritto a una sanità territoriale adeguata.