LA TRAGEDIA AD APRILE

Bambino annegato alle Terme Vescine: il braccio risucchiato dalla bocchetta

Le consulenze della Procura di Cassino: l’aspirazione avrebbe impedito al piccolo Gabriele Petrucci di liberarsi. Contestata anche la conformità della griglia dell’impianto

Bambino annegato alle Terme Vescine: il braccio risucchiato dalla bocchetta

Il braccio destro risucchiato dalla bocchetta di aspirazione e trattenuto con una forza tale da impedirgli di tornare in superficie. È questa la dinamica ricostruita dalle consulenze disposte dalla Procura di Cassino sulla morte di Gabriele Ubaldo Petrucci, il bambino di sette anni annegato il 18 aprile alle Terme Vescine di Suio, nel territorio di Castelforte. Secondo gli accertamenti medico-legali – come riporta l’edizione odierna del Messaggero – la morte è stata provocata da annegamento, riconducibile a una violenta asfissia meccanica da sommersione. L’ecchimosi riscontrata sul braccio sarebbe compatibile con un’aspirazione intensa e prolungata. Anche gli esami tossicologici, con il ritrovamento di diatomee nei campioni biologici, risultano compatibili con l’immersione.

La consulenza tecnica sull’impianto avrebbe inoltre evidenziato una griglia non conforme alle norme Uni, con aperture sufficienti a consentire il passaggio del braccio di un bambino. Rilevate anche modifiche alle bocchette e al sistema di aspirazione rispetto al progetto originario. Per la Procura sono quattro le persone indagate per omicidio colposo: i titolari delle società che gestiscono le Terme, il rappresentante della ditta incaricata della manutenzione e un addetto alla manutenzione delle piscine.

La famiglia, attraverso l’avvocato Francesco Lauri, sottolinea le presunte difformità dell’impianto. La società, assistita dall’avvocato Gianfranco Testa, sostiene invece che il bambino si trovasse in un’area laterale non destinata alla balneazione e parla di una tragica fatalità.