OPERAZIONE DEI CARABINIERI

Traffico di droga, usura ed estorsioni, smantellato clan familiare nel Cassinate. 20 arresti / VIDEO

Indagini nate per caso dall'omicidio del piccolo Gabriel di tre anni

Traffico di droga, usura ed estorsioni, smantellato clan familiare nel Cassinate. 20 arresti / VIDEO

Un giro d’affari da 5 milioni e mezzo di euro grazie allo spaccio di droga, alle estorsioni e all’usura. E’ quanto hanno scoperto i Carabinieri coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia che hanno arrestato 20 persone, 17 in carcere e 3 ai domiciliari. Complessivamente sono 27 gli indagati. L’operazione ha riguardato diversi quartieri di Cassino e nei Comuni limitrofi. Impegnati 120 Carabinieri. Le accuse ipotizzate dalla magistratura antimafia vanno, a vario titolo, dall’associazione armata finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti aggravato dall’ingente quantità smerciata, detenzione e cessione di cocaina, usura, estorsione, detenzione di armi e ulteriori reati, in più casi con l’aggravante del metodo mafioso. L’indagine è partita nel 2019 da un altro episodio, quello dell’omicidio del piccolo Gabriel Feroleto, il bimbo di 3 anni picchiato e soffocato dal compagno della madre perché piangeva e disturbava la loro intimità.

I militari hanno individuato un gruppo familiare specializzato nello spaccio di droga. Il gruppo avrebbe gestito il traffico con una precisa ripartizione dei ruoli: approvvigionamento, trasporto, custodia, confezionamento, vendita al dettaglio, recupero dei crediti e tenuta di una vera e propria cassa comune. Si riforniva di cocaina anche da canali campani dell’area di Torre Annunziata, alimentando una rete di piazze di spaccio a Cassino, Piedimonte San Germano, Aquino e Roccasecca. 

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati oltre un chilo di cocaina e ricostruite forniture per complessivi 63 chilogrammi. Stando alle indagini, anche acquirenti tossicodipendenti e indebitati venivano assoggettati al gruppo: gli atti documentano persone costrette, per paura di ritorsioni, a intestarsi autovetture, a commettere furti sul posto di lavoro o ad accollarsi rate di acquisti per conto degli indagati, piuttosto che denunciare. Le intercettazioni, anche ambientali, hanno portato ad ipotizzare la disponibilità di armi tra cui un revolver, una pistola semiautomatica, un mitra e un fucile d’assalto. Le armi risultano inoltre utilizzate per minacciare acquirenti e vittime. Accanto al narcotraffico, le indagini hanno ricostruito vari episodi di usura ed estorsione, in parte collegate al recupero di crediti da droga e in parte a prestiti a tassi usurari verso persone in difficoltà economica. Per costringere le vittime a pagare, gli indagati avrebbero fatto ricorso, secondo gli indizi raccolti dai Carabinieri e condivisi dal Gip, a incendi di abitazioni e tettoie, danneggiamenti di attività commerciali e veicoli, aggressioni fisiche, minacce anche a mano armata e all’imposizione di forniture di beni e servizi mai pagati.