il caso

L’omicidio Pozzi, caso archiviato ma si indaga ancora sullo smartphone

Nota della procura con le precisazioni, l'avvocato della famiglia: "la chiave del delitto è nel telefono bloccato"

L’omicidio Pozzi, caso archiviato ma si indaga ancora sullo smartphone

È tutta nello smartphone della vittima la chiave del delitto di Gianmarco Pozzi, il campione di kick boxing morto in circostanze misteriose a Ponza nel 2020. Ne è convinto l’avvocato Fabrizio Gallo che assiste i familiari dell’atleta romano addetto alla sicurezza di un ristorante di Ponza, precipitato da un muretto in un cunicolo profondo alcuni metri fra le case nelle campagne dell’isola per cause mai accertate.

Nei giorni scorsi il Giudice delle Indagini Preliminari ha accolto la richiesta di archiviazione del caso proposta dalla Procura, ritenendo di non avere elementi sui quali investigare per l’ipotesi di omicidio. Lo stesso magistrato però non ha accolto la richiesta di archiviazione delle indagini sul perito che ha esaminato il telefono della vittima: lo smartphone è finito in blocco irreversibile durante le operazioni. “Concordiamo con la Procura di Cassino che le indagini sulla morte di Gianmarco Pozzi siano state archiviate ma non concordiamo sul fatto che il mancato accoglimento della richiesta di archiviazione sull’ipotesi di frode processuale contro il consulente che ha esaminato il telefono, non possa condurre all’assassino”.

La difesa ha chiesto ed ha ottenuto che il gip respingesse l’archiviazione del caso legato al consulente sostenendo “che qualcuno abbia disabilitato volontariamente il telefono della vittima, aprendo il quale si sarebbe potuto conoscere il nominativo di chi ha ucciso Gianmarco”. Per questo, spiega l’avvocato Gallo “Riteniamo che il caso sulla morte di Gianmarco Pozzi non sia chiuso”. Per il difensore dei familiari, pochi minuti dopo la morte di Gianmarco Pozzi qualcuno ha usato quel telefono per chiamare un amico della vittima. E chi lo ha fatto o è l’assassino o può portare a lui.