Illustrato in Regione Lazio il nuovo Piano di gestione dei rifiuti per il periodo 2026-2031. Superato il modello precedente che prevedeva 5 ATO provinciali. Con la nuova governance la Regione viene suddivisa in due ambiti:
ATO 1: Lazio senza Roma (2,9 mln abitanti)
ATO 2: Roma Capitale (2,8 mln abitanti)
Questa scelta consente una gestione più mirata e risponde alle differenze strutturali tra territori, ponendosi come obiettivo la riduzione del 6% dei rifiuti entro il 2031. Il Piano analizza uno “scenario inerziale”, con una produzione di rifiuti costante rispetto al 2023: 2,865 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti, pari a 501 kg/abitante; raccolta differenziata al 55,4% (56,2% il dato aggiornato dal Rapporto Arpa Lazio 2024).
I quattro siti principali, ATO 1:
Viterbo: ampliamento autorizzato (Bacino VT4) per 550.000 m³.
Aprilia (LT): nuova discarica in località Sant’Apollonia per 940.742 m³.
Roccasecca (FR): ampliamento in corso (Bacino V) per 450.000 m³.
Civitavecchia (CMRC): ampliamento in autorizzazione (lotto Fosso Crepacuore 4) per 400.000 m³
Gli obiettivi sono ambiziosi: oltre il 70% di raccolta differenziata entro cinque anni e riduzione del 6% dei rifiuti conferiti in discarica. Due termovalorizzatori (quello di San Vittore, che già c’è, e quello da realizzare a Roma) e quattro discariche, una per ogni provincia. Ma i nodi da sciogliere, nell’atteso piano rifiuti della Regione Lazio approvato dalla Giunta, sono ancora molti. A cominciare dal tema più spinoso, l’inceneritore che Gualtieri vuole realizzare a Santa Palomba e per il quale arriva l’ok del presidente della Regione Francesco Rocca, a patto però che il sindaco di Roma “rispetti gli impegni sulla ferrovia” per raggiungere l’impianto. Perché, spiega, “la via Ardeatina non è in condizioni di sopportare il trasporto di 1.500 veicoli pesanti al giorno per il conferimento di un impianto che tratterà 600mila tonnellate”. La nuova sfida dei rifiuti è solo all’inizio e si prevedono tempi lunghi, tra i 6 e gli 8 mesi secondo Rocca, per l’approvazione finale di un testo che dovrà superare pareri tecnici e incontrare la disponibilità dei territori.
Lo stesso presidente Francesco Rocca sottolinea che “è solo un primo passo”, che arriva a 13 anni dalla chiusura di Malagrotta, l’ex discarica più grande d’Europa, ma che già risolve “alcune criticità del fallimento della giunta precedente Leodori-Zingaretti, talmente evidente da aver richiesto l’intervento del governo con il commissariamento”. Il nuovo piano ambisce all’autosufficienza regionale e a chiudere il ciclo dei rifiuti: “Basta con questi viaggi della disperazione che trasportavano rifiuti in altre parti d’Italia se non all’estero”, è il diktat di Rocca.
Per il presidente del Lazio, tuttavia, per centrare l’obiettivo occorre superare “la politica del ‘non nel mio giardino’, da cui non mi farò ricattare”. Ecco quindi che ogni provincia dovrà avere la sua discarica: una a Viterbo (l’unica già in funzione e che coprirà anche il territorio di Rieti) e le altre ad Aprilia, Roccasecca e Civitavecchia. E su quest’ultimo territorio rischia di aprirsi un nuovo terreno di scontro, visto che – fa sapere la Regione – a Civitavecchia confluiranno anche i rifiuti trattati nell’area di Roma Capitale. “È Gualtieri che avrebbe dovuto individuare delle aree, essendo anche il sindaco della Città metropolitana”, spiega Rocca.
Le polemiche
Per il gruppo regionale del Pd il piano “è un altro fallimento di Rocca”, il quale “forse non ha fatto bene i conti: serve un iter procedurale lungo e la legislatura è agli sgoccioli”. Il Movimento 5 Stelle Lazio parla senza mezzi termini di “medioevo ambientale” perché “invece di puntare sull’economia circolare si sceglie di bruciare tutto”. Anche Marietta Tidei (Italia Viva) pone il problema delle tempistiche e parla di un piano “che condanna i territori più fragili: chi ha dato – come Viterbo e Civitavecchia – continuerà a dare, mentre gli altri restano ancora una volta al riparo da qualsiasi responsabilità”. Non è così per Fratelli d’Italia: “Grazie alla giunta Rocca, Viterbo non sarà più la pattumiera del Lazio. Il vero fallimento è di Zingaretti e compagni”, affermano i consiglieri di FdI. Mentre per Mario Luciano Crea, capogruppo della Lista civica Rocca, non c’è “nessun ritorno al medioevo ambientale, ma un piano strutturato e realistico per superare criticità annose che resistono da anni”.