le indagini

Ponte sullo Stretto, inchiesta della procura di Roma per corruzione. Indagato anche Tommaso Miele: “Volevano condizionare i giudici”

Gli altri indagati sono Giacomo Francesco Saccomanno, 71 anni, avvocato, già consigliere di amministrazione della “Stretto di Messina Spa” e Vincenzo Virgiglio, 65 anni, imprenditore di Reggio Calabria

Ponte sullo Stretto, inchiesta della procura di Roma per corruzione. Indagato anche Tommaso Miele: “Volevano condizionare i giudici”

Una cricca – di cui avrebbe fatto parte anche l’ex numero due della Corte dei Conti – ha cercato di pilotare il maxiprogetto del Ponte sullo Stretto. E’ il perno su cui si basa l’indagine della Procura di Roma in cui si procede per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione dell’infrastruttura. Una cricca la cui figura chiave sarebbe l’ex presidente aggiunto della Corte, Tommaso Miele, in pensione dal febbraio scorso.

Il procedimento, coordinato dall’aggiunto Giuseppe De Falco (ex procuratore capo di Latina e Frosinone) riguarda presunti tentativi di condizionare l’esame di legittimità dei giudici contabili sull’approvazione del progetto definitivo dell’opera. I carabinieri del Ros hanno eseguito perquisizioni a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e nel Frusinate (ad Aquino) sequestrando dispositivi elettronici e documentazione ritenuta utile agli accertamenti. Con Miele risultano indagati anche Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”, e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del cda della società Stretto di Messina Spa e dal 2021 al 2024 commissario della Lega in Calabria.

“Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea”, ha affermato l’amministratore delegato della società, Pietro Ciucci, confermando “la massima disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti”. “Prenderemo tutte le misure necessarie – ha aggiunto – a tutela degli interessi aziendali e del progetto”.

Secondo l’impianto accusatorio, Virgiglio e Saccomanno avrebbero cercato di influenzare il giudice contabile promettendogli appoggi per futuri incarichi in enti pubblici dopo il pensionamento, in cambio di una sua “fattiva azione” per favorire il via libera al progetto. Per gli investigatori, inoltre, i due avrebbero avvicinato altri magistrati considerati vicini agli interessi del gruppo e avrebbero diffuso notizie riservate acquisite dal magistrato contabile. Miele, in sostanza, rappresentava una sorta di ‘talpa’ nel tribunale e forniva aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura, rivelando informazioni sugli orientamenti dei colleghi e sullo sviluppo della Camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sulla delibera del Cipess. Non solo: il magistrato avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata.