Dopo l’alluvione che ha colpito in particolare la città di Latina, l’associazione Familiari e Vittime della Strada, scrive un’accorata lettera all’amministrazione comunale e agli organi competenti per chiedere interventi urgenti per la messa in sicurezza soprattutto dei canali di bonifica.
La lettera
“Gentili Amministratori e Dirigenti, scrivo la presente in veste di responsabile della sede di Latina dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, per porre alla Vostra attenzione una criticità ormai cronica che minaccia quotidianamente l’incolumità di chi percorre le strade del nostro territorio. Negli ultimi dieci anni, il territorio di Latina ha mostrato una forte vulnerabilità idrogeologica, dove i problemi storici di allagamento non sono legati soltanto all’aumento di intensità delle piogge, ma soprattutto all’inadeguatezza e alla mancata manutenzione strutturale dei sistemi di deflusso e della rete dei canali di bonifica.
Essendo una città nata su un territorio interamente bonificato, l’equilibrio idrico dipende da una fitta griglia di canali, collettori e fogne comunali che oggi faticano a reggere il carico antropico e meteorologico. Come associazione, non possiamo più tollerare che la carenza di manutenzione ordinaria e straordinaria si traduca in un rischio fatale per i cittadini, gli automobilisti, i motociclisti e i pedoni. Le criticità sistemiche emerse nell’ultimo decennio si articolano principalmente su tre livelli di inefficienza che incidono direttamente sulla sicurezza stradale:
1. La rete dei canali di bonifica e le ostruzioni (Consorzio di Bonifica) Il principale nodo idraulico riguarda i grandi collettori gestiti dal Consorzio di Bonifica Lazio Sud-Ovest. Nel corso degli anni, i comitati cittadini (in particolare quelli di Pantanaccio, Gionchetto e Piccarello) hanno ripetutamente denunciato la mancanza di una pulizia periodica e della rimozione dei detriti dal fondo dei fossi e dei canali secondari. Quando i canali primari (come il Canale delle Acque Medie o il Rio Martino) si riempiono rapidamente, la rete minore non riesce a scaricare. Questo genera un effetto imbuto con diffuse tracimazioni che sommergono ettari di terreni agricoli e quartieri residenziali. Il fango e i detriti trascinati sulle carreggiate riducono drasticamente l’aderenza degli pneumatici, trasformando le arterie di collegamento in trappole invisibili.
2. Il rigurgito delle fogne comunali e le caditoie sature. Nelle aree più urbane, il sistema delle acque bianche e delle fogne comunali soffre di un dimensionamento ormai obsoleto rispetto alla progressiva cementificazione della città. Molti episodi storici (incluso il caso emblematico dell’allagamento del quartiere Gionchetto nel 2014, fino alle crisi più recenti) sono stati causati dai cosiddetti “rigurgiti” fognari. Quando le condotte comunali entrano in pressione per via della mancata pulizia di tombini e caditoie, l’acqua non viene assorbita ma rifluisce violentemente all’indietro, invadendo scantinati e garage interrati e mandando in tilt la viabilità stradale. La formazione di veri e propri laghi artificiali sull’asfalto nasconde le insidie del manto stradale (come buche e cedimenti), causando sbandamenti e incidenti.
3. I principali eventi e le zone rosse ricorrenti. I punti deboli del sistema di deflusso si concentrano storicamente sempre nelle stesse aree critiche:
• Quartiere Pantanaccio e Via Mercurio: Area storicamente colpita a causa della vicinanza alla rete idraulica di bonifica; le esondazioni qui danneggiano ciclicamente
abitazioni e importanti colture locali (come i kiwi).
• Zona Piccarello e Via dei Cappuccini: Punti in cui l’acqua piovana supera sistematicamente il livello della strada per l’incapacità delle fogne di contenere la portata, allagando i piani interrati.
• Centri nevralgici e sotterranei: Le insufficienze di deflusso hanno colpito a più riprese anche infrastrutture strategiche come i seminterrati dell’Ospedale Santa Maria Goretti, i parcheggi sotterranei del centro commerciale Latina Fiori e della Torre Pontina.
• Borghi e periferie (Latina Scalo, Borgo San Michele, Borgo Faiti, Borgo Sabotino): Zone nate attorno ai vecchi canali della bonifica dove l’assenza di piani strutturali di adeguamento idrico, unita alla crescita demografica, ha esposto i residenti a lunghi periodi di isolamento in corrispondenza delle ondate di maltempo.
Respingiamo fermamente quanto sostenuto dal Presidente del Consorzio di Bonifica, secondo cui i recenti allagamenti di ottobre sarebbero eventi eccezionali con una probabilità di replica stimata tra ben 109 anni. Tale affermazione risulta inaccettabile e priva di fondamento scientifico poiché non tiene minimamente conto dei cambiamenti climatici in atto negli ultimi anni. In ogni caso, ciò non toglie che le condotte di defluzione delle acque debbano essere progettate e mantenute per prevenire e reggere anche eventi definiti “eccezionali”.
A fronte di ciò, chiediamo con forza, chiarezza e trasparenza sugli investimenti concreti che sono stati fatti e su quelli attualmente in programma, rapportati agli introiti della tassa di bonifica che i cittadini continuano regolarmente a pagare. Per questi motivi, l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada chiede formalmente al Comune di Latina e al Consorzio di Bonifica Lazio Sud-Ovest, ciascuno per le proprie competenze:
• L’avvio immediato di un programma straordinario di pulizia, dragaggio e disostruzione di tutti i canali di bonifica e dei fossi secondari adiacenti alle strade extraurbane e periferiche.
• Un piano urgente di verifica, spurgo e manutenzione di tombini, caditoie e reti fognarie comunali, con particolare priorità per i quartieri storicamente colpiti e le arterie stradali a forte scorrimento.
La sicurezza stradale non è un costo, ma un dovere morale e civile. Certi di un Vostro sollecito riscontro e dell’adozione di misure concrete a tutela della vita umana, restiamo a disposizione per qualsiasi confronto costruttivo”.