Le crescenti incertezze dovute alle tensioni geopolitiche continuano ad alimentare turbolenze dei mercati, con una volatilità che nel contesto europeo, appesantito dalla instabilità in primis della Francia, determina preoccupanti diffuse pressioni sui titoli di stato. L’avvio di una politica monetaria, seppur ancora moderatamente restrittiva, da parte delle banche centrali dà contezza che la complessità del quadro macroeconomico sta producendo effetti non più trascurabili sull’economia reale. Il perdurante shock dei costi energetici e la fiammata dei prezzi dei carburanti e del gas, nonché delle materie prime e degli input intermedi, condizionata dalle persistenti limitazioni al trasporto marittimo nello stretto di Hormuz, hanno contribuito al balzo dell’inflazione, ormai non più isolata alle commodities. La presa d’atto di un orizzonte temporale del conflitto in Medio Oriente più lungo delle attese ha fatto emergere la consapevolezza diffusa della necessità di interventi che vadano oltre il brevissimo periodo; al riguardo, la spirale dell’inflazione e dei tassi di interesse in crescita in ragione del più alto premio di rischio per finanziare i debiti pubblici, sottrae risorse agli investimenti e alla crescita, indebolendo il tessuto produttivo e la capacità di spesa delle famiglie.
Dati Movimprese terzo trimestre 2026
Con riferimento alla demografia d’impresa, gli esiti algebrici riferiti alla terza porzione d’anno restituiscono su scala nazionale 18 mila e 403 unità aggiuntive, che risultano in accelerazione rispetto allo scorso anno (+0,32% il tasso di crescita, a fronte del +0,29% dell’analogo periodo targato 2025); tale performance beneficia della stazionarietà delle cessazioni e della maggiore vivacità delle iscrizioni (+2,5%). Gli esiti algebrici cumulati da inizio anno su scala nazionale ammontano a 51 mila e 800 unità aggiuntive, in moderato avanzo rispetto allo scorso anno (oltre 5 mila unità in più rispetto ai primi tre trimestri del 2025), all’esito di una più dinamica iniziativa imprenditoriale (+1,8%) e della stazionarietà delle cessazioni realizzatasi nell’intero periodo (-0,3%). Al riguardo, a partire da inizio anno, la maggiore crescita è trainata dalle Attività professionali, scientifiche e tecniche (+10.090 unità, +3,98%) e dalle costruzioni (+8.885 imprese, +1,10%); altrettanto, si replica quest’anno il buono sprint delle attività turistico-ricettive (+8.166 realtà, +1,79%). Diversamente, complice un’apertura d’anno marcatamente negativa, i settori tradizionali, come il commercio, l’agricoltura e la manifattura confermano il bilancio cumulato da inizio anno in rosso nonostante gli avanzi delle ultime due trimestrali.
Su scala regionale, il Lazio si posiziona al secondo posto per tasso di crescita riferito al terzo quarto dell’anno in corso (+0,51%, a fronte del +0,32% nazionale), con un saldo che si attesta a 3 mila unità, in accentuazione tendenziale di circa il 4% (+0,49% nel terzo trimestre 2025). I flussi cumulati da inizio anno contabilizzano 27 mila iscrizioni, pari a un tasso di natalità pressoché in linea con il precedente targato 2025 (4,58%), alle quali si sottraggono poco meno di 17 mila e 300 unità, per un indice di mortalità in più evidente contenimento (2,92%, rispetto al precedente 3,0%). In termini assoluti, allo stock di imprese laziali si aggiungono 9.805 unità (+6% rispetto all’analogo periodo targato 2025), per un’espansione riferita ai primi nove mesi che si attesta al +1,66% (a fronte del +1,56% riferito ai primi nove mesi del 2025).
Anche il bilancio trimestrale dei territori di Frosinone e Latina è positivo (+368 imprese) e mostra un marcato sprint rispetto all’analogo periodo targato 2025, per un avanzo che da inizio anno supera di 1/5 il saldo cumulato precedente (+1.128 unità, +1,09% il tasso di crescita, a fronte del +0,90% riferito a gennaio-settembre 2025). Al riguardo, tale performance da inizio anno è dovuta alla maggiore accelerazione del territorio frusinate sostenuta dall’inconsueto avanzo in apertura d’anno (+37% il saldo da gennaio a settembre), prevalentemente determinata dal rallentamento delle cessazioni (-7%); diversamente la maggiore espansione tendenziale nell’area pontina (+12,0%) è esito di una più evidente crescita delle iscrizioni (+2,4%) e di un più contenuto rallentamento delle cessazioni (-1,0%).
I dati della provincia di Frosinone
A fine settembre 2026 nella provincia di Frosinone risultano 47.592 imprese registrate, delle quali 38.982 attive (81,9% del totale). Nel terzo trimestre ammontano a 474 le iscrizioni (pari a un tasso di natalità dell’1,0%, in leggera accentuazione rispetto allo 0,94% riferito al terzo trimestre 2025), a fronte di 298 cessazioni non d’ufficio (per un indice di mortalità dello 0,63%, in lieve flessione rispetto allo 0,66% dell’estate precedente). Il bilancio trimestrale è positivo per 176 unità in più, in recupero rispetto al deciso ridimensionamento dello scorso anno (+136 imprese, pressoché dimezzate in termini tendenziali), per un tasso di crescita che si attesta al +0,37%, che torna in accelerazione rispetto alle dinamiche riferite al terzo quarto 2025 (+0,29%).
Le dinamiche riferite ai primi nove mesi del 2026 sono complessivamente condizionate da un’apertura di anno migliore in termini tendenziali e da una performance estiva caratterizzata da una maggiore espansione, per un tasso di crescita cumulato fino a settembre che si attesta al +0,95% (a fronte del +0,69% riferito ai primi nove mesi del 2025). Da inizio anno, ammontano a 1.855 le nuove iscrizioni (pari a un tasso di natalità del 3,93%, in lieve accelerazione rispetto al 3,88% riferito ai primi tre trimestri dell’anno precedente), a fronte di 1.407 cessazioni non d’ufficio (per un indice di mortalità del 2,98%, in più evidente minore accentuazione rispetto al 3,19% dell’analogo periodo 2025). La disaggregazione per settore di attività mostra il maggiore contributo delle costruzioni (101 unità aggiuntive da inizio anno, +1,39%) e delle attività immobiliari (88 unità in più da gennaio a settembre, +5,78%), seguite dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+84 unità, +5,84%). Diversamente, si conferma in rosso e per l’intero periodo il bilancio dell’agricoltura (-97 unità, -1,88%), mentre l’ulteriore avanzo trimestrale delle attività commerciali contribuisce a contenere la pesante apertura di inizio anno (-46 imprese da gennaio a settembre, -0,42%). Per quanto attiene le attività manifatturiere emerge una sostanziale stazionarietà.
I dati della provincia di Latina
L’universo imprenditoriale della provincia di Latina conta al 30 settembre 56.919 unità registrate, delle quali 47.408 attive, pari all’83,2%. Il terzo trimestre contabilizza 601 iscrizioni, pari a un tasso di natalità dell’1,06%, in accentuazione rispetto allo 0,99% riferito all’analogo periodo del 2025; diversamente, le cessazioni non mostrano uno scostamento tendenziale significativo: 409 le unità cancellate, per un tasso di mortalità (0,72%) che pressoché replica il valore riferito al periodo estivo dello scorso anno. Si realizza dunque una maggiore accentuazione dell’avanzo trimestrale pari a 192 unità (a fronte delle 162 targate luglio-settembre 2025, che comunque risultavano dimezzate rispetto all’analogo periodo precedente), per un tasso di crescita in recupero, che si attesta al +0,34% (a fronte del +0,28% riferito al terzo trimestre dello scorso anno).
Le dinamiche riferite ai primi nove mesi sono state caratterizzate da una maggiore spinta imprenditiva che, a fronte di un contenimento delle cessazioni meno sostenuto, ha determinato il più consistente avanzo cumulato da inizio anno per un tasso di crescita che si attesta al +1,20% (a fronte del +1,07% riferito a gennaio-settembre 2025). L’algebra dei flussi cumulati da inizio anno restituisce 2 mila 402 iscrizioni (pari a un tasso di natalità del 4,23%, in accelerazione rispetto al 4,13% riferito ai primi tre trimestri dell’anno precedente), a fronte di 1.722 cessazioni non d’ufficio (per un indice di mortalità del 3,04%, che non si discosta significativamente dal 3,07% dell’analogo periodo 2025). Il bilancio dei primi nove mesi di quest’anno, disaggregato per settore di attività, mostra il contributo più significativo delle attività turistico-ricettive (102 unità aggiuntive fino a settembre, per una variazione percentuale dello stock del +2,12%) e delle costruzioni (101 unità aggiuntive, +1,36%). A breve distanza si collocano le attività professionali, scientifiche e tecniche (82 unità in più, +5,12% la variazione dello stock da inizio anno). Diversamente, si conferma in rosso il bilancio dell’agricoltura (-117 unità, -1,29%), mentre le attività commerciali si mantengono in area positiva (46 imprese in più, +0,36%). Per quanto attiene le attività manifatturiere l’espansione si realizza quasi esclusivamente nell’ultima trimestrale (+17 unità da inizio anno, +0,44%).
Il commento delle istituzioni
Sulle prospettive del territorio si è espresso il presidente della Camera di Commercio Giovanni Acampora:
“Gli attuali scenari progressivamente più complessi lasciano margini operativi sempre stretti alle imprese, in una partita che deve trovare soluzioni europee sui principali temi strategici: a partire dallo shock energetico, passando per la competitività del tessuto produttivo e per un bilancio UE dalla cui negoziazione dipenderà il futuro delle filiere strategiche industriali e dell’agricoltura del nostro Paese e dei nostri territori. Sfide di tale portata non possono trovare risposte isolate, ma impongono un’azione corale anche a livello locale. È il modello che come Camera di Commercio portiamo avanti, con un gioco di squadra tra Istituzioni, Associazioni di Categoria e imprese per offrire strumenti, competenze e risorse che stimolino la crescita del Basso Lazio, l’innovazione, la formazione e l’internazionalizzazione. Una visione che sta trovando ampia condivisione sui territori, come stiamo facendo con l’Economia della Bellezza, la direttrice strategica su cui stiamo costruendo nuove opportunità di sviluppo per promuovere il nostro patrimonio identitario e le nostre eccellenze. La partecipazione alla XXVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (BMTA), in programma a Paestum dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, insieme alla Provincia di Latina e ai numerosi stakeholder dell’Area Vasta che hanno aderito al nostro progetto espositivo, dimostra che la strada della concretezza è quella che offre le risposte più efficaci per generare valore diffuso, rafforzare la competitività territoriale e costruire nuove opportunità.”
A partire dal 2005, in applicazione del D.p.r. 247 del 23/07/2004 e successiva circolare n° 3585/C del Ministero delle Attività Produttive, le Camere di Commercio possono procedere alla cancellazione d’ufficio dal Registro delle imprese di aziende non più operative da almeno tre anni. Per tenere conto di tali attività amministrative, ai fini statistici, i confronti in serie storica sono calcolati depurando i relativi stock dalle cancellazioni disposte d’ufficio.