Ha trovato il coraggio di rompere un silenzio durato anni e di raccontare l’incubo vissuto tra le mura domestiche. Una ragazzina, che oggi ha quasi 16 anni, ha ripercorso ieri in Tribunale le drammatiche violenze sessuali subite a partire da quando ne aveva appena 10, per mano di un vicino di casa di 46 anni, suo connazionale, che viveva al piano superiore dello stesso immobile. L’ascolto della giovane è avvenuto in forma protetta nell’ambito dell’incidente probatorio disposto dal giudice Romano.
La vittima ha riferito che le attenzioni del vicino risalirebbero all’anno precedente l’inizio delle scuole medie, approfittando delle ore in cui i genitori della bambina si trovavano fuori casa per lavoro. Gli episodi, iniziati con palpeggiamenti, sarebbero presto degenerati in continue violenze, costrizioni e abusi fisici e psicologici, accompagnati dalla visione di contenuti espliciti e da pesanti intimidazioni per imporle il silenzio. A spezzare la catena di abusi è stata la confidenza fatta dalla ragazza a una coppia di amici di famiglia, capaci di cogliere i segnali di disagio della giovane e di aiutarla a superare il muro di paura. Un passaggio decisivo che ha portato la famiglia della minore a far quadrato attorno alla figlia e a sporgere formale denuncia alle autorità.
Nel corso dell’udienza, l’indagato 46enne non era presente: cercato per le notifiche di rito, l’uomo è risultato irreperibile. Come previsto dalle norme del codice di procedura penale per garantire la prosecuzione dell’attività giudiziaria, l’incidente probatorio si è svolto regolarmente con l’assistenza di un legale nominato d’ufficio, l’avvocato Marta Censi.