Un rimprovero per essere andato in giro a torso nudo. Un motivo tanto banale quanto atroce, che secondo la ricostruzione della magistratura sarebbe stati la molla, che fatto scattare la spedizione punitiva, di altri cinque detenuti costata la vita a Francesco Valeriano, il 45enne dj di Formia, morto dopo il violentissimo pestaggio nel carcere romano di Rebibbia.
È quanto emerge, riportata dal qu0tidiano Latina Oggi, dall’ordinanza del gip Roberto Ranazzi, che ricostruisce quei drammatici momenti del 30 maggio 2025 attraverso le immagini delle telecamere e le testimonianze di tre detenuti. Poco dopo le 8.30, due degli aggressori sarebbero entrati nella cella numero 9.
Prima sarebbe stato aggredito un altro detenuto, poi l’assalto si sarebbe concentrato su Valeriano, colto nel sonno. La violenza, però, sarebbe andata ben oltre qualsiasi lite. Il gip parla di una «barbara violenza», descrivendo colpi inferti alla testa dapprima con uno sgabello e poi, una volta caduto a terra, con «calci e pugni sempre diretti alla testa». Un’aggressione che avrebbe provocato l’emorragia cerebrale risultata fatale.
E ancora, nell’ordinanza, il passaggio più duro: «Ciò che colpisce è la brutalità degli aggressori», che si sarebbero accaniti sulla vittima «anche se esanime e incapace di difendersi». Per il giudice, quella «violenza cieca» sarebbe stata «frutto di un’azione premeditata».
Dopo il pestaggio, agli altri detenuti sarebbe stato ordinato di pulire il sangue. I primi soccorsi arrivarono circa un’ora dopo. Per Francesco, però, non ci fu più nulla da fare. E’ morto dopo sei mesi di coma.