L'INCHIESTA

Morta dopo l’intervento al naso, a processo i medici Procopio. I genitori: “Abbiamo sete di verità e giustizia”

Sono accusati di omicidio colposo

Morta dopo l’intervento al naso, a processo i medici Procopio. I genitori: “Abbiamo sete di verità e giustizia”

“Margaret Spada si poteva salvare, se il defibrillatore fosse stato in funzione quella morte al 95% poteva essere evitata”. E’ quanto sostanzialmente afferma la Procura di Roma nelle accuse rivolte a Marco e Marco Antonio Procopio, i due chirurghi estetici (padre e figlio) rinviati a giudizio dal gup per l’accusa di omicidio colposo. La vicenda risale al novembre del 2024 quando la 22enne, originaria di Lentini in Sicilia, si era recata nello studio medico dei due, nel quartiere Eur per un intervento di rinoplastica parziale. La ragazza accusò un malore dopo la somministrazione dell’anestesia. I due indagati tentarono di rianimarla ma senza successo. Le disperate manovre sono state immortalate anche in un breve video dal fidanzato della ragazza che l’aveva accompagnata ad effettuare l’intervento. Dall’analisi dei cellulari è emerso che la giovane si era accordata con i Procopio alcuni mesi prima via chat: circa 2.800 euro per un intervento che sarebbe dovuto durare circa 20 minuti.

In base a quanto accertato dagli inquirenti la struttura non era attrezzata per quel tipo di intervento, anche il macchinario per le emergenze in caso di arresto cardiaco non era funzionante. Lo studio medico di via Cesare Pavese, nel quartiere Eur, era sprovvisto di autorizzazione. E ancora: uno dei titolari era privo di specializzazione e non poteva effettuare interventi di chirurgia estetica/plastica non a scopo ricostruttivo, in base ad accertamenti amministrativi svolti nel 2023. Quando gli investigatori hanno effettuato un sopralluogo nella struttura non hanno trovato alcun documento, nessuna scheda su pazienti e nessun atto sulle attività svolte nel centro. Il gup ha fissato il processo al prossimo 9 marzo davanti alla nona sezione collegiale del tribunale capitolino. Il giudice ha ammesso come parte civile i genitori della 22enne e il fidanzato.

“Abbiamo sete di verità e giustizia”, hanno detto il padre e la madre della giovane lasciando la cittadella giudiziaria di piazzale Clodio. Per il loro legale, l’avvocato Alessandro Vinci, “i dati raccolti dalla Procura e anche la lettura del capo di imputazione lasciano trasparire un dato allarmante: Margaret si poteva salvare. Nelle carte dei pm vengono evidenziati una serie di profili di responsabilità dei due imputati: in primo luogo l’aver programmato un intervento in uno studio medico che non era autorizzato”, ha commentato.