Dopo l’annullamento del permesso di costruire, arriva anche l’ordine di demolizione. Il Comune di Latina ha disposto l’abbattimento del cosiddetto “Palazzo Malvaso”, l’edificio realizzato a Borgo Piave e da anni al centro di una complessa vicenda giudiziaria.
L’ordinanza, firmata dalla dirigente del Dipartimento Edilizia Patrizia Marchetto, impone alla società Piave Costruzioni Srl di demolire, a proprie spese, l’immobile di 992 metri quadrati e di ripristinare lo stato dei luoghi entro 90 giorni dalla notifica del provvedimento, avvenuta ieri. In caso di mancata esecuzione scatterà una sanzione amministrativa di 20 mila euro.
Il provvedimento è la diretta conseguenza dell’annullamento in autotutela del permesso a costruire rilasciato nel 2013. Per il Comune, venuto meno il titolo edilizio, l’edificio è ora privo di qualsiasi legittimazione urbanistica.
Il contenzioso
Alla base della decisione c’è un lungo contenzioso amministrativo e penale. Il piano particolareggiato di Borgo Piave era stato annullato in via definitiva dal Consiglio di Stato nel 2019. Successivamente, il Tar del Lazio aveva chiarito che il permesso di costruire non poteva decadere automaticamente, rendendo necessario uno specifico procedimento di annullamento, concluso dal Comune il 20 luglio scorso.
A rafforzare la posizione dell’amministrazione è arrivata anche la sentenza della Corte d’Appello di Roma del 4 febbraio 2025, che ha accertato in via definitiva irregolarità nella documentazione utilizzata per ottenere il titolo edilizio. Secondo i giudici, il permesso era stato rilasciato sulla base di documentazione non veritiera, circostanza che ha escluso qualsiasi affidamento giuridicamente tutelabile da parte della società.
Il “Palazzo Malvaso” è riconducibile alla Piave Costruzioni Srl, società dell’ex consigliere comunale di Forza Italia Vincenzo Malvaso. L’immobile è stato oggetto di tre inchieste penali, tra cui il filone collegato all’indagine “Olimpia”, oltre a un lungo contenzioso davanti alla giustizia amministrativa.
la condanna
Nei mesi scorsi la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a sei mesi di reclusione nei confronti di Malvaso per violazioni urbanistiche, confermando la decisione della Corte d’Appello. I giudici hanno ritenuto abusiva l’opera, evidenziando l’assenza di un valido presupposto urbanistico e la realizzazione dell’edificio anche in aree soggette a vincoli di inedificabilità.
Con l’ordinanza notificata dal Comune si apre ora la fase esecutiva, se la demolizione non verrà eseguita nei termini previsti, oltre alla sanzione economica potranno essere avviate le procedure sostitutive previste dalla legge.