“La Casa circondariale ‘Giuseppe Paglieri’ di Frosinone è ormai una polveriera pronta ad esplodere. È intollerabile che il personale della Polizia Penitenziaria continui ad essere lasciato solo da un’Amministrazione incapace di prevenire le emergenze e pronta ad intervenire soltanto quando si verificano tragedie annunciate.”
È una denuncia durissima quella del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, affidata al segretario generale Donato Capece, al segretario nazionale Maurizio Somma e ai dirigenti provinciali Franco D’Ascenzi e Piero Pennacchia.
“Da mesi denunciamo una situazione che peggiora di giorno in giorno”, affermano i dirigenti del SAPPE. “Ma dal Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria del Lazio e dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria continua ad arrivare un assordante silenzio. Si continua ad amministrare l’emergenza con provvedimenti improvvisati, senza alcuna visione e senza il coraggio di assumere decisioni strutturali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il carcere di Frosinone è arrivato al collasso.”
Il sindacato denuncia un sovraffollamento ormai ingestibile.
“Non esistono più posti disponibili e, nonostante ciò, continuano ad essere inviati detenuti da altri istituti, come se Frosinone fosse un contenitore senza limiti. Il reparto precauzionale è completamente saturo e si è arrivati all’umiliazione istituzionale di dover collocare temporaneamente un detenuto in una stanza destinata ai colloqui con gli operatori, semplicemente perché non esiste più alcuno spazio dove garantire una sistemazione sicura. È un fatto gravissimo che certifica il fallimento dell’organizzazione penitenziaria.”
Particolarmente esplosiva è la situazione della quinta sezione.
“Quella sezione è diventata un autentico concentrato di criticità. Ospita ben oltre la capienza prevista detenuti con gravissimi problemi disciplinari, comportamentali e psichiatrici. Qui ogni giorno si consumano episodi di tensione, minacce, proteste e continue provocazioni nei confronti della Polizia Penitenziaria. Venerdì scorso l’intera sezione è rimasta aperta fino all’una di notte perché un detenuto pretendeva una cassa bluetooth, oggetto vietato dal regolamento. La sera successiva la scena si è ripetuta. È inaccettabile che un istituto penitenziario venga tenuto in ostaggio dalle pretese di pochi soggetti mentre il personale è costretto a turni massacranti e ad affrontare rischi sempre maggiori.”
Il SAPPE punta il dito anche contro la gestione dei detenuti violenti.
“Chi aggredisce gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria troppo spesso rimane nello stesso istituto. I trasferimenti verso strutture maggiormente idonee o a più elevato indice di sicurezza sono diventati l’eccezione anziché la regola. Così si alimenta un devastante senso di impunità che incoraggia ulteriori violenze e mortifica gli uomini e le donne del Corpo.”
Durissimo anche il giudizio sulla sanità penitenziaria.
“La situazione è semplicemente indegna di un Paese civile. Mancano infermieri, manca personale sanitario, mancano perfino i farmaci. Le inevitabili proteste dei detenuti finiscono per scaricarsi ancora una volta sulla Polizia Penitenziaria, che diventa il bersaglio di tensioni generate da inefficienze totalmente estranee alle proprie competenze. È un sistema che scarica sistematicamente ogni problema sulle spalle del personale in uniforme.”
Per Donato Capece “quanto accade a Frosinone rappresenta l’ennesima dimostrazione del fallimento gestionale del Provveditorato regionale del Lazio e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Da troppo tempo denunciamo istituti ormai saturi, organici insufficienti, detenuti psichiatrici lasciati nelle sezioni ordinarie, aggressioni in costante aumento e condizioni di lavoro indegne. Le nostre denunce vengono sistematicamente ignorate. Evidentemente qualcuno pensa che la sicurezza possa essere garantita soltanto grazie allo straordinario spirito di sacrificio della Polizia Penitenziaria.”
Maurizio Somma, Franco D’Ascenzi e Piero Pennacchia rincarano la dose.
“Non comprendiamo quali iniziative concrete abbiano assunto il Direttore dell’istituto e il Comandante del Reparto per alleggerire una situazione ormai insostenibile, ma soprattutto non comprendiamo il totale immobilismo del Provveditorato regionale, che continua ad assistere passivamente al progressivo deterioramento dell’istituto. Governare significa decidere. Qui, invece, si lascia che i problemi crescano fino a diventare ingestibili.”
Il SAPPE chiede l’immediata sospensione dell’invio di ulteriori detenuti a Frosinone, il trasferimento urgente dei soggetti più violenti e maggiormente problematici, un piano straordinario di decongestionamento dell’istituto, il rafforzamento degli organici della Polizia Penitenziaria, il potenziamento immediato dell’assistenza sanitaria con l’assegnazione di infermieri e la disponibilità dei farmaci necessari, oltre ad un’ispezione ministeriale per accertare le responsabilità gestionali.
“Il SAPPE”, conclude Capece, “non è più disposto ad assistere in silenzio a questo lento ma inesorabile smantellamento della sicurezza penitenziaria. Se il Provveditorato regionale del Lazio e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria continueranno ad ignorare gli allarmi che quotidianamente provengono dagli istituti, dovranno assumersi fino in fondo la responsabilità politica, amministrativa e morale di tutto ciò che potrà accadere. La Polizia Penitenziaria non è carne da macello e non può continuare ad essere sacrificata sull’altare dell’immobilismo burocratico. Prima che qualcuno sia costretto a piangere l’ennesima vittima, chi ha il dovere di decidere decida. Subito.”