La Procura di Milano ha chiesto il giudizio immediato per Emilio Gabriel Valdez Velazco accusato di aver ucciso Aurora Livoli, la ragazza trovata senza vita il 29 dicembre nel cortile di un palazzo di via Paruta, a Milano.
A inoltrare al gip la richiesta del rito speciale che consente, ancora nella fase cautelare, il rinvio a giudizio senza celebrare l’udienza preliminare è stato il pm Antonio Pansa, titolare del fascicolo assieme alla responsabile del dipartimento fasce deboli, Letizia Mannella.
L’uomo, 57 anni, era stato fermato il 30 dicembre per una tentata rapina fatta proprio la sera del 28 alla fermata della metropolitana M2 di Cimiano, non lontano da dove Aurora era stata uccisa. L’aggressione risale a poche ore prima del delitto della 19enne, originaria di Monte San Biagio in provincia di Latina. Valdez ha ammesso l’omicidio e gli abusi.
La richiesta di custodia in carcere dei pm per omicidio volontario aggravato e per violenza sessuale era stata accolta dal gip Domenico Santoro, secondo il quale l’uomo quella sera avrebbe “agganciato” Aurora poco dopo essersi reso “protagonista” di un’altra aggressione di “inaudita violenza verso altra giovane donna” e per la quale risponde di tentato omicidio. L’aveva avvicinata “all’interno della stazione della metropolitana” con modi “convincenti, facendosi forte non solo della rilevante differenza di età ma, con tutta verosimiglianza, dello sfruttamento delle condizioni personali di inferiorità” della 19enne, che ha poi ucciso approfittando del suo stato di fragilità: Il 57enne, imputato per anche per violenza sessuale in udienza preliminare a Monza, avrebbe sfruttato la notevole differenza di età, il fatto che si trovava da sola di notte conducendola in un luogo “appartato” cioè in quello “che sarebbe stato il giaciglio ove avrebbe trovato la morte”: il cortile di via Paruta dove la mattina successiva è stata trovata senza vita. Ha mostrato nei confronti di Aurora un “elevatissimo coefficiente di violenza”: l’ha soffocata “a mani nude” dopo che lei ha reagito agli abusi e ha gridato nella speranza di trovare aiuto e salvarsi. In più, ha osservato il giudice, sarebbe ritornato “sulla scena del delitto (a suo dire per recuperare il cellulare), non palesando alcuna forma di considerazione nei riguardi della giovane vita da poco soppressa”. Infine, l”essersi allontanato con fare circospetto per raggiungere la propria” abitazione è stato considerato indice della mancanza di “alcun segnale di resipiscenza” o pentimento. Sulla richiesta di giudizio immediato deciderà il gip