Niente carcere, ma obbligo di dimora per la madre delle due sorelle di 16 e 12 anni ritrovate domenica scorsa a Formia, dopo due settimane di ricerche dopo l’allontanamento dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. Convalidato il fermo anche per il compagno e per il padre della donna: il giudice per le indagini preliminari di Sulmona, dopo gli interrogatori di garanzia, ha disposto per tutti e tre, come richiesto dalla Procura, la misura cautelare dell’obbligo di dimora nella provincia di Latina. Dovranno presentarsi due volte al giorno dai carabinieri per la firma.
La Procura aveva ritenuto non necessaria la misura in carcere e il giudice ha stabilito l’obbligo di dimora sufficiente a scongiurare il rischio di reiterazione del reato. Su tutti pende l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso. Le ragazzine, allontanatesi il 7 giugno dalla casa famiglia di Civitella Alfedena dove erano state collocate due anni fa, erano state rintracciate domenica scorsa nell’abitazione di una lontana parente, a Formia. “Restano da verificare ulteriori circostanze per accertare l’eventuale coinvolgimento di altre persone”, ha spiegato il procuratore del tribunale di Sulmona, Luciano D’Angelo.
La donna ottantenne nella cui abitazione sono state trovate le minori è indagata per concorso in sequestro di persona. “Valentina D’Acunto ha fornito alcune spiegazioni, ma si tratta di sue convinzioni personali. Il suo obiettivo era tornare ad avere con sé le figlie”, ha aggiunto il magistrato. La difesa ha sostenuto che la contestazione corretta fosse quella di sottrazione di minorenni e non di sequestro di persona. Una tesi che il giudice non ha accolto.
“Hanno commesso una grossa sciocchezza. Si sono pentiti – ha commentato, a margine dell’udienza di convalida, il legale di Valentina D’Acunto, Enrico Mastantuono -. Hanno preso coscienza che questa cosa non andava fatta perché c’erano dei presidi normativi da rispettare. Forse il progetto è nato perché presi dallo sconforto dalla notifica di noi difensori della sentenza di fine maggio”, quella che restituiva la responsabilità genitoriale solo al padre delle ragazze e non alla madre.