Le cosiddette “agende chiuse”, ovvero l’impossibilità di prenotare una visita specialistica o un esame diagnostico attraverso il Centro Unico di Prenotazione perché non risultano slot disponibili, costituiscono una violazione della Legge n. 266 del 2005 e dei Livelli Essenziali di Assistenza garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale. Nonostante ciò, questo fenomeno rappresenta ancora oggi una realtà quotidiana per un numero intollerabile di cittadini della Regione Lazio. La denuncia arriva dall’associazione Codici, che richiama l’attenzione su un fenomeno grave.
“Dai dati raccolti da un’indagine condotta da Cittadinanzattiva nel 2024 emerge un quadro allarmante – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –. Nel 2023 il 70% dei cittadini laziali ha sperimentato liste di attesa chiuse, il 48,8% non è riuscito a ottenere l’appuntamento richiesto e oltre il 58% ha ricevuto una prestazione con tempi superiori a quelli previsti dal codice di priorità indicato dal medico curante. Il 38% degli intervistati ha dovuto spostarsi in luoghi lontani o difficili da raggiungere per ottenere la prestazione nei tempi giusti, mentre il 7% ha rinunciato del tutto alla cura, con conseguenze potenzialmente gravi per la propria salute”.
Un sistema di prenotazione frammentato e inadeguato. La stessa Regione Lazio ha riconosciuto, nella relazione ufficiale “Abbattimento Liste di attesa – Agende Digitali” dell’aprile 2024, la gravità strutturale del problema. Al marzo 2023, soltanto il 10,3% delle strutture private accreditate metteva a disposizione le proprie agende digitali sul sistema ReCup regionale e solo il 6% delle prestazioni erogate da tali strutture transitava attraverso lo stesso ReCup. A questo si aggiunge la scarsa funzionalità dei canali di prenotazione stessi: il 17,4% dei cittadini lamenta attese eccessive per raggiungere un operatore al CUP telefonico, il 28% segnala che non tutte le prestazioni sono disponibili sulla piattaforma online e il 21% ne denuncia complessità e lentezza.
“Queste disfunzioni, sommate alle agende bloccate, erigono una barriera d’accesso alle cure che penalizza in modo sproporzionato le persone anziane, i malati cronici e coloro che non dispongono delle risorse economiche per rivolgersi al settore privato – aggiunge Giacomelli –. La Regione Lazio ha adottato negli ultimi anni alcuni provvedimenti volti a contrastare il fenomeno, imponendo progressivamente alle strutture accreditate private l’obbligo di integrare le proprie agende nel sistema ReCup con una profondità temporale di almeno dodici mesi. Il numero di agende disponibili è effettivamente cresciuto, le prenotazioni fuori soglia temporale si sono ridotte. Tuttavia, permangono criticità strutturali di rilievo che frenano ogni reale miglioramento. Siamo consapevoli che dietro ogni dato statistico c’è una persona reale: un paziente che attende mesi per una visita oncologica di controllo, un anziano che rinuncia a una diagnosi perché l’agenda è bloccata, una famiglia costretta a scegliere tra la propria salute e le proprie finanze. Questa è una violazione concreta e quotidiana di un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione. Una situazione inaccettabile – conclude il Segretario Nazionale di Codici –, su cui bisogna intervenire con urgenza e decisione”.