LA TESTIMONIANZA

Uccise il padre a coltellate: “Da lui apprezzamenti ambigui”

Il processo riprenderà il 29 maggio per ascoltare i consulenti tecnici, tra cui lo psichiatra Giuseppe Manciocchi

Uccise il padre a coltellate: “Da lui apprezzamenti ambigui”

Prosegue davanti alla Corte d’Assise di Latina il processo a carico della 40enne Aurelia Porcelli, accusata dell’omicidio volontario del padre Guido, avvenuto nel settembre 2024. Durante l’ultima udienza, la difesa ha chiamato a deporre la zia dell’imputata, che ha delineato un contesto familiare torbido e complesso.

La testimone ha riferito di confidenze ricevute dalla nipote su presunti apprezzamenti di natura sessuale e comportamenti “ambigui” da parte del genitore, descritto come un “padre padrone”. In aula è stato escusso anche il responsabile del reparto di Psichiatria del “Santa Maria Goretti”, il quale ha confermato l’anamnesi della donna, segnata da gravi disturbi comportamentali, un precedente TSO nel 2022 e una forte dipendenza da cocaina, fattori che causavano marcati sbalzi d’umore.

Aurelia Porcelli, attualmente detenuta a Rebibbia dopo una fuga dal reparto di psichiatria e un periodo di latitanza a Roma, aveva colpito il padre con un coltello da cucina mentre l’uomo era a letto; il 67enne morì dopo un mese di agonia. La difesa punta a far luce sul disagio psichico e sul contesto di maltrattamenti in cui sarebbe maturato il delitto. Il processo riprenderà il 29 maggio per ascoltare i consulenti tecnici, tra cui lo psichiatra Giuseppe Manciocchi.