trionfano gli agriturismi

Pasqua 2026, trionfa la tradizione dell’abbacchio

A tavola vincono i menu della tradizione con le uova grandi protagoniste.

Pasqua 2026, trionfa la tradizione dell’abbacchio
La Pasqua di quest’anno ha confermato il desiderio di vivere le festività nel segno della vicinanza, della tranquillità e della buona tavola. Da una parte è boom di prenotazioni negli oltre 1.300 agriturismi del Lazio, dove tra Pasqua e Pasquetta, la federazione regionale ha stimato circa 200 mila presenze complessive tra pernottamenti, pranzi e visite giornaliere. Dall’altra, anche per chi resterà a casa, circa il 70%, il pranzo pasquale si conferma un momento centrale di convivialità e tradizione, con una media di sei persone a tavola e una spesa che nel Lazio può essere stimata in 67 euro a famiglia.
Un 17% ha scelto di mangiare fuori, tra ristoranti e agriturismi, mentre un 7% ha programmato un picnic all’aria aperta, con il resto che deciderà all’ultimo minuto. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè “La Pasqua 2026 degli italiani a tavola” diffusa in occasione della giornata dedicata nei mercati di Campagna Amica in tutta Italia con i piatti tradizionali delle diverse regioni preparati dai cuochi contadini.
Nel Lazio domina l’abbacchio con patate. Per preparare il pranzo pasquale si impiegherà mediamente un’ora e mezza, ma c’è anche un 19% di provetti cuochi che si spingerà fino a tre ore e un 7% che supererà anche questo limite.

Ridottissima la percentuale di persone che prenderà piatti già pronti o ordinerà d’asporto.  A tavola vincono i menu della tradizione con le uova grandi protagoniste. Durante la settimana di Pasqua gli italiani ne consumano circa trecento milioni, sode o nelle ricette tipiche delle varie regioni. Il clima di incertezza internazionale incide inevitabilmente anche sulle scelte delle famiglie per le festività, spingendo molti a privilegiare mete vicine, facilmente raggiungibili e percepite come più sicure.  In questo scenario gli agriturismi rappresentano una risposta concreta, perché uniscono accoglienza, cibo sano, legame con il territorio e la possibilità di vivere un’esperienza.