LA RICHIESTA

Decreto Sicurezza, l’affondo del Silp Cgil: «Solo propaganda»

Anche le tutele legali introdotte dal governo vengono bollate come "misure cosmetiche" che non riducono lo stress giudiziario né eliminano le denunce strumentali contro gli agenti.

Decreto Sicurezza, l’affondo del Silp Cgil: «Solo propaganda»

Un provvedimento “spot”, fatto di annunci mediatici ma privo di risorse concrete, che rischia di trasformarsi in un boomerang per chi la sicurezza deve garantirla ogni giorno in strada. È durissimo l’attacco della Segreteria Nazionale del Silp Cgil nei confronti del nuovo Decreto Sicurezza (d.l. n. 23 del 24 febbraio 2026), pronto a entrare in vigore il prossimo 31 marzo.

La critica: “Repressione senza investimenti”

Secondo il sindacato di polizia, il testo punta tutto sulla repressione emergenziale ignorando le carenze strutturali del comparto. Sebbene il Silp non contesti la necessità di contrastare la violenza di piazza o il porto abusivo di armi, la critica si concentra sull’assenza di fondi: «La sicurezza non si fa a costo zero», si legge nella nota, lamentando come i decreti ignorino la lotta alla criminalità organizzata e la prevenzione.

Poliziotti sotto pressione: organici all’osso

Il Segretario Generale, Pietro Colapietro, punta il dito sulla gestione pratica delle nuove norme. Misure come il fermo preventivo fino a 12 ore, le perquisizioni immediate e l’estensione dei Daspo richiedono un dispiegamento di forze che oggi non esiste.

«Con organici sotto di migliaia di unità e pensionamenti che superano le assunzioni – spiega Colapietro – questo provvedimento scarica sui poliziotti responsabilità ulteriori senza fornire gli strumenti minimi per operare in sicurezza».

Anche le tutele legali introdotte dal governo vengono bollate come “misure cosmetiche” che non riducono lo stress giudiziario né eliminano le denunce strumentali contro gli agenti.

Il nodo del disagio sociale

Oltre alle criticità operative, il Silp Cgil contesta l’efficacia sociale del decreto. L’inasprimento delle pene per il possesso di lame o l’estensione dell’ammonimento del Questore ai minori di 12 anni sono considerate mosse utili a “fare titolo sui giornali”, ma incapaci di risolvere le radici della violenza, come la povertà educativa e l’assenza di welfare.

Le richieste al Governo

La ricetta del sindacato per una “vera sicurezza” è opposta a quella imboccata dall’esecutivo. Il Silp chiede:

  • Un piano straordinario di assunzioni stabili;

  • Investimenti in formazione e tecnologie moderne;

  • Stipendi dignitosi e il pagamento reale di straordinari e indennità di rischio;

  • Una riforma della responsabilità civile e amministrativa per gli operatori.

«Occorre un modello di sicurezza integrata che metta al centro la prevenzione sociale e i diritti», conclude Colapietro, «non solo la repressione».