Nemmeno il regime carcerario di Civitavecchia era riuscito a isolarlo. Mattia Spinelli, 20 anni, ritenuto insieme al gemello Yuri a capo della piazza di spaccio dei “Palazzi Arlecchino” di Latina, aveva stabilito un ponte illegale con l’esterno. Il personale della Polizia Penitenziaria ha scovato nella sua cella uno smartphone perfettamente funzionante. Un ritrovamento che apre scenari inquietanti: gli investigatori sospettano che Spinelli utilizzasse app di messaggistica criptate per impartire direttive ai collaboratori rimasti in libertà, tentando di ricostruire quella rete di pusher e vedette smantellata dalle recenti inchieste.
L’analisi del dispositivo, ora in mano alla Procura di Civitavecchia, punta a verificare il ruolo del giovane nei recenti episodi di violenza avvenuti a Latina, come l’incendio di un’auto in via Guido Rossa. Già protagonista di una violenta rivolta nel carcere di Latina e di estorsioni legate al narcotraffico, lo spessore criminale del ventenne emerge ancora una volta: la capacità di procurarsi un telefono dietro le sbarre conferma che la fazione degli “Arlecchino” è ancora operativa e pronta a rispondere agli ordini dei gemelli Spinelli.