Natale Di Cola, segretario generale Cgil Roma e Lazio, e Giuseppe Massafra, segretario generale Cgil Frosinone Latina, annunciano la partecipazione alla manifestazione del 20 marzo 2026 a Cassino, in concomitanza con lo sciopero unitario dei metalmeccanici. La mobilitazione vuole rispondere a una crisi prolungata che colpisce lo stabilimento, indebolisce il tessuto produttivo e sociale e grava sulle lavoratrici, i lavoratori e le loro famiglie.
Una crisi attesa
“I problemi di Cassino non sono improvvisi, ma derivano da anni di scelte insufficienti – spiegano i sindacalisti –. Mancano un piano industriale capace di rilanciare i volumi produttivi, una missione chiara nel settore elettrico e ibrido e una strategia che restituisca prospettive allo stabilimento e all’intero territorio”. Anche nel 2026 la situazione si traduce in un forte ricorso alla cassa integrazione, che coinvolge sia il sito produttivo sia la filiera degli appalti e dell’indotto.
L’indotto sotto pressione
Il peso maggiore ricade sulle lavoratrici e i lavoratori dell’indotto, con le procedure di licenziamento collettivo aperte da Trasnova, Teknoservice e Logitech, aziende che si sono dichiarate indisponibili a utilizzare ammortizzatori sociali o a ritirare i licenziamenti.
Obiettivi della mobilitazione
Per Di Cola e Massafra, lo sciopero e la manifestazione del 20 marzo devono diventare una giornata di forte partecipazione, con l’obiettivo di richiamare alle responsabilità istituzioni, Regione Lazio, Governo e Stellantis. La richiesta è chiara: garantire tutele occupazionali per lo stabilimento e l’indotto, strumenti di sostegno al reddito, investimenti, nuovi modelli produttivi e una strategia industriale concreta per Cassino e per l’intero territorio laziale.