Sempre piu’ delicata la posizione del Sindaco di Sabaudia, Alberto Mosca, indagato nell’inchiesta sui chioschi e per le pressioni al comandante della Capitaneria di Porto. I consiglieri di opposizione presenteranno una mozione di sfiducia e non dovrebbero essere i soli firmatari. La mozione dovrebbe essere firmata anche da alcuni esponenti della maggioranza. “Sabaudia civica” ha annunciato che passerà all’opposizione, pronta alle dimissioni l’Assessora Schintu.
Ecco il testo
Oggetto: dichiarazioni sulla Mozione di Sfiducia ai sensi dell’articolo 52 del d.lgs. 267/2000 e dell’articolo 32 dello Statuto Comunale.
VISTO il vigente Statuto del Comune di Sabaudia, in particolare l’articolo 32;
VISTO il vigente Regolamento di Funzionamento del Consiglio Comunale;
VISTO il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (TUEL), ed in particolare l’articolo 52, il quale testualmente dispone: “1. Il voto del consiglio comunale o del consiglio provinciale contrario ad una proposta del sindaco, del presidente della provincia o delle rispettive giunte non comporta le dimissioni degli stessi. 2. Il sindaco, il presidente della provincia e le rispettive giunte cessano dalla carica in caso di approvazione di una mozione di sfiducia votata per appello nominale dalla maggioranza assoluta dei componenti il consiglio. La mozione di sfiducia deve essere motivata e sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri assegnati, senza computare a tal fine il sindaco e il presidente della provincia, e viene messa in discussione non prima di dieci giorni e non oltre trenta giorni dalla sua presentazione. Se la mozione viene approvata, si procede allo scioglimento del consiglio e alla nomina di un commissario ai sensi dell’articolo 141.”;
CONSIDERATO che la presente mozione di sfiducia è sottoscritta da un numero di Consiglieri Comunali pari o superiore ai due quinti dei consiglieri assegnati, come richiesto dalla normativa vigente;
DATO ATTO che il legislatore, nel delineare l’istituto della mozione di sfiducia, ha inteso fornire al Consiglio Comunale lo strumento più elevato per sanzionare politicamente il venir meno del rapporto fiduciario con il vertice dell’Amministrazione.
Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri Comunali espongono quanto segue.
Premesse di fatto e di diritto
1. Sull’assenza di moralità, sul danno all’immagine della Città e sulla paralisi amministrativa
Premesso che l’Amministrazione Comunale è attualmente al centro di gravi vicende giudiziarie che hanno colpito i suoi vertici politici e amministrativi. In particolare, sono in corso indagini penali che hanno condotto all’applicazione di misure cautelari personali nei confronti del vice sindaco, del dirigente dell’area tecnica e del responsabile dell’area demanio, oltre a coinvolgere lo stesso Sindaco. Tali indagini, relative a procedure di gara di primaria importanza per l’economia locale, come quella per la gestione dei chioschi sul lungomare, hanno minato la credibilità e l’immagine dell’Ente, generando un clima di sfiducia e preoccupazione nella comunità.
Premesso che la nomina del vice sindaco, figura centrale nelle indagini, si fonda su un rapporto di fiducia personale e politica con il Sindaco, più volte ribadito in sedi istituzionali. La gravità dei fatti contestati e il coinvolgimento diretto dei più stretti collaboratori del Sindaco evidenziano una palese violazione del dovere di vigilanza e controllo che incombe sul capo dell’Amministrazione. La giurisprudenza ha chiarito che, sebbene la gestione operativa sia delegata ai dirigenti, permane in capo al Sindaco un dovere di controllo sul corretto esercizio delle attività, specialmente a fronte di situazioni note che pongono in pericolo l’integrità dell’amministrazione. L’inerzia o la mancata reazione di fronte ad atti di dubbia legittimità costituisce di per sé una violazione dei doveri connessi alla carica.
Premesso che tale situazione ha determinato una concreta impossibilità ad amministrare, con i vertici politici e dirigenziali coinvolti nelle indagini che si trovano in una condizione di oggettiva incompatibilità e impossibilità a partecipare alle scelte gestionali necessarie e urgenti, come quelle per la salvaguardia della stagione balneare. Ciò comporta una paralisi decisionale che si traduce in una riduzione delle opportunità per cittadini e turisti e arreca un ingente danno all’immagine della città di Sabaudia, la cui vocazione turistica viene gravemente compromessa.
2. Sulle anomalie gestionali, la non trasparenza e i potenziali danni erariali
Premesso che le vicende giudiziarie rappresentano l’apice di una gestione amministrativa caratterizzata da costanti anomalie e disfunzioni. Procedure concorsuali e gare d’appalto, come quella per i rifiuti solidi urbani (ritirata a seguito di osservazioni dell’ANAC) e quella per l’assistenza e il salvataggio, hanno mostrato profili di criticità e una sistematica non trasparenza- Tale modus operandi si pone in netto contrasto con i principi sanciti dalla Legge n. 190/2012, che individua la trasparenza quale “livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti sociali e civili” e impone alle pubbliche amministrazioni precisi obblighi di pubblicazione e monitoraggio per prevenire fenomeni corruttivi.
Premesso che la gestione del bilancio comunale appare priva di una visione strategica e orientata a una spesa corrente sproporzionata per eventi effimeri, a discapito di investimenti essenziali per la manutenzione del patrimonio pubblico e la riduzione dei servizi essenziali per i cittadini. A ciò si aggiunge l’operazione di acquisto dell’ex Cinema Augustus, che ha comportato un esborso significativo per l’Ente, con costi di ristrutturazione esorbitanti e senza un piano di gestione sostenibile, esponendo il Comune a un notevole rischio finanziario. Tali scelte configurano potenziali danni all’amministrazione per procedure gestite male e con costi esorbitanti.
Premesso che la Corte Costituzionale ha affermato che il bilancio è un “bene pubblico” e che la sua corretta gestione è un “onere inderogabile” per chi amministra. L’incuria finanziaria interrompe il legame fiduciario che caratterizza il mandato elettorale, poiché la salvaguardia degli equilibri di bilancio costituisce il presupposto stesso del mandato.
3. Sul venir meno della rappresentatività e sulla perdita di fiducia
Premesso che l’azione amministrativa risulta accentrata nelle mani del Sindaco e dell’esecutivo, con una progressiva marginalizzazione del Consiglio Comunale, organo sovrano di rappresentanza della collettività. Tale compressione del dibattito democratico, unita alla mancata attuazione di punti qualificanti del programma elettorale (dalla variante al PRG alle politiche per l’agricoltura, i giovani e la casa), dimostra il venir meno della rappresentatività di questa Amministrazione.
Premesso che è stata disattesa la promessa di incentivare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, non valorizzando gli istituti previsti dalla legge e accentuando il distacco tra il centro e le periferie. Questo quadro complessivo, caratterizzato da opacità gestionale, crisi di legalità e immobilismo programmatico, ha irrimediabilmente incrinato il rapporto di fiducia tra l’Amministrazione e la comunità. La perdita di fiducia non è solo un sentimento diffuso, ma la conseguenza diretta di un’azione politica e amministrativa che ha tradito il mandato ricevuto dagli elettori.
Premesso che la gravità della situazione impone un gesto di responsabilità per restituire alla città, ai dipendenti comunali e alle forze produttive un clima di serenità e per consentire all’Ente di affrontare le sfide future con una guida autorevole e credibile [mozione sfiducia.pdf]. Appare altresì necessario investire della questione il Prefetto per le valutazioni di competenza ai sensi dell’art. 142 del TUEL.
Per tutte le ragioni sopra esposte, emerge un quadro di palese e insanabile frattura del rapporto fiduciario tra il Sindaco e il Consiglio Comunale, nonché tra l’Amministrazione e la Città. L’azione di governo è compromessa nei suoi presupposti di legalità, trasparenza, efficienza e moralità, rendendo impossibile la prosecuzione del mandato.
Tutto ciò premesso e considerato, i sottoscritti Consiglieri Comunali, ai sensi dell’articolo 52 del d.lgs. 267/2000 e dell’articolo 32 dello Statuto Comunale, presentano la seguente
MOZIONE DI SFIDUCIA
Il Consiglio Comunale di Sabaudia,
preso atto del grave quadro politico, amministrativo e giudiziario che coinvolge i vertici dell’Ente;
rilevata l’impossibilità del Sindaco di garantire il buon andamento, l’imparzialità e la trasparenza dell’azione amministrativa;
constatato il definitivo venir meno del rapporto di fiducia che deve intercorrere tra il Sindaco e il Consiglio Comunale,
esprime la propria sfiducia al Sindaco di Sabaudia e ne chiede le dimissioni.
Si chiede che la presente mozione sia iscritta all’ordine del giorno del Consiglio Comunale e posta in discussione e votazione nei termini e con le modalità previste dalla legge e dallo Statuto.