La procura della Repubblica di Cassino ha chiesto il rinvio a giudizio per Gianluca Quadrini, presidente del Consiglio provinciale di Frosinone, e per altre sei persone nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza, a vario titolo, una truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato. L’udienza preliminare è fissata per il 12 maggio 2026. Quadrini, sottoposto al divieto di dimora in provincia, si è prima sospeso e poi dimesso dalla carica. Secondo il procuratore capo Carlo Fucci ed il sostituto Alfredo Mattei, si sarebbe reso responsabile di un utilizzo illecito di personale in carico a società partecipate e fondazioni finanziate dall’amministrazione provinciale. L’ipotesi investigativa è che, attraverso contratti ritenuti fittizi e documentazione considerata irregolare, sarebbero stati reclutati lavoratori formalmente assunti dalla Provincia ma di fatto impiegati in attività di segreteria a supporto dell’attività politica del presidente del Consiglio provinciale.
L’attenzione della Guardia di Finanza si è concentrata sulla campagna elettorale per le Regionali del 2023. In quel periodo, sempre secondo l’accusa, tre dipendenti distaccati da una fondazione e da una società partecipata provinciale avrebbero lavorato presso la segreteria politica di Quadrini, mentre gli stipendi sarebbero rimasti a carico degli enti pubblici. Gli importi contestati variano, a seconda delle posizioni, da circa 3 mila a 20 mila euro l’anno.
Un ulteriore filone riguarda l’attività di Quadrini come docente presso l’Itis di Ferentino. La Procura ipotizza che abbia fruito illegittimamente di 48 ore mensili di permesso, giustificandole con incarichi istituzionali – consigliere provinciale e delegato alle società partecipate – che, secondo gli inquirenti, invece erano già decaduti. Tali circostanze sarebbero state attestate tramite autodichiarazioni ritenute mendaci, che avrebbero indotto in errore sia l’istituto scolastico sia il ministero dell’Economia, con conseguente erogazione di stipendi a fronte di assenze non giustificate.
Le indagini si estendono anche alla gestione di appalti quando Quadrini era presidente della Comunità Montana di Arce, oggi in liquidazione. In particolare, sotto la lente lavori per circa 90 mila euro, rispetto ai quali – secondo l’ipotesi investigativa – sarebbero emerse irregolarità nella documentazione e nella reale esecuzione degli interventi. Nel registro degli indagati figura anche un avvocato del Cassinate, accusato di aver emesso fatture per incarichi professionali ritenuti inesistenti, allo scopo di giustificare spese e attività che, sempre secondo l’accusa, non sarebbero state svolte e comunque pagate dalla Comunità Montana.