Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i quattro indagati coinvolti nell’inchiesta della Procura e dei Carabinieri su un presunto giro di autoriciclaggio e intestazione fraudolenta di beni legato alla compravendita di supercar.
Davanti al giudice per le indagini preliminari sono comparsi questa mattina l’imprenditore quarantenne Alessandro Agresti, la compagna Mery Teresina De Paolis e gli altri due indagati: il padre Maurizio Agresti e un suo collaboratore Cristian Di Nuzzo. Tutti hanno scelto la linea del silenzio durante gli interrogatori preventivi, convocati dopo la richiesta di misure cautelari avanzata dal pubblico ministero.
Le accuse
Secondo l’accusa, Agresti avrebbe gestito una rete di società operanti dietro l’autosalone VipMotors di via Mameli, utilizzando familiari e collaboratori come prestanome per eludere eventuali misure di prevenzione patrimoniale e per occultare proventi illeciti.
Le indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo, basate su analisi documentali e intercettazioni telefoniche, avrebbero evidenziato come le società fossero di fatto controllate e dirette dallo stesso imprenditore.
Contestualmente alle richieste di arresto, la Procura ha ottenuto il sequestro preventivo dell’intero patrimonio riconducibile ad Agresti: diciannove immobili tra Latina, Anzio e Roma, otto società e quasi cento veicoli di lusso, per un valore complessivo stimato in circa nove milioni di euro.
Il giudice si è ora riservato la decisione sull’eventuale applicazione delle misure cautelari.